Occhiuto, l’indagine per truffa si sposta a Roma. Il governatore: “Tutte falsità, querelo gli haters” (video)
La procura della Repubblica di Catanzaro ha trasmesso a quella di Roma l’ipotesi di reato per truffa nei confronti del presidente della Giunta regionale della Calabria, Roberto Occhiuto. Il governatore calabrese, rieletto ad ottobre, smentisce ogni accusa e annuncia di querelare tutti gli haters che sui social lo insultano.
La vicenda
Occhiuto è indagato per corruzione a Catanzaro dallo scorso mese di maggio e sul punto gli inquirenti hanno chiesto due proroghe sulle indagini. L’ipotesi di truffa deriverebbe dal fatto che al presidente, come a tutti i consiglieri regionali, viene riconosciuta una indennità forfettaria di 3.800 euro mensili per l’uso della macchina e che la Regione avrebbe noleggiato a parte l’acquisto di un’altra autovettura, come riporta Il Fatto Quotidiano. Ci sarebbe stata una indebita appropriazione e la competenza sarebbe romana. Ma sul punto, il presidente e vice segretario nazionale di Forza Italia, ha diffuso un video in cui smonta le accuse.
“Ho amministrato 15 miliardi di euro e sono una persona perbene”
In un video, Occhiuto definisce “fango” la gogna mediatica su di lui. La stessa che lo portò a dimettersi da presidente il 1 agosto scorso e a rivincere le elezioni regionali. “Ho amministrato in questi anni 14-15 miliardi di euro- dice il governatore- e mi sarei perso per 3.800 euro?“. “Sono una persona perbene e vado avanti- ha aggiunto il presidente della Calabria.
Poi l’attacco agli haters: “Sui social ho letto commenti di ogni genere, tra i quali quello che starei addirittura per morire. E ho deciso di rispondere al fango denunciando 410 persone penalmente e chiedendo il risarcimento danni perché i leoni da tastiera sono indifendibili”.
Anche questo è il paradosso della giustizia giusta
L’inchiesta su Roberto Occhiuto sinora non ha prodotto nulla, tranne la richiesta di proroga delle indagini per corruzione e il trasferimento della competenza a Roma per l’ipotesi di truffa. Nel frattempo, un presidente di Regione vive nella scure di un’indagine che mediaticamente rischiava di travolgerlo ma da cui non è emerso niente. Anche questo è uno dei paradossi della giustizia giusta che tutti pretendono.
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