Filossa
Le popolazioni del nostro Appennino ebbero il primo approccio con la corrente elettrica negli anni ’50.
Prima -e da sempre- l’illuminazione domestica di cui disponevano erano le lampade a petrolio e/o candele.
Possiamo immaginare, quindi, quali e quanti disagi affrontavano, specie d’inverno, tenuto conto della miseria in cui versavano. La guerra, poi, complicava maledettamnte le cose.
Le risorse per il loro sostentamento lo ricavavano dal poco terreno che posssedevano e che da generazione in generazione si suddividevano in famiglia col risultato di immiserirsi sempre più.
Nulla era superfluo; tutto serviva persino uno spago trovato in terra poteva tornare utile e anche un pezzo di carta… ho visto raccoglierli da terra da un anziano che -dai suo imovimenti – denunciava evidenti dolori alla schiena… e ciò malgrado si chinava…
Tra i nuclei famigliari sovente esisteva la figura della persona adottata – solitamente donne – che partecipava alla vita famigliare alla pari con gli altri componenti. Erano orfani e/o abbandonati che la Carità pubblica aveva il dovere di accogliere e che, in cambio di un modesto compenso, peraltro preziosissimo per il nucleo adottante veniva affidato a questo, esimendo l’autorità affidante dal provvedere direttamente..
Quanti trovatelli trovarono “sistemazione” a quel modo!
E del resto erano pur considerati “alla pari “ dalla famiglia accogliente che non ne aveva certo più di loro!
Aggravava la situazione la non infrequente presenza di ritardati mentali, frutto di matrimoni tra consanguinei, quando non di incesti…
Il lavoro dei campi, su terreni impervi e frazionati era svolto a braccia e con l’ausilio di animali bovini i quali erano ricoverati nelle stalle formanti corpo unico con la casa colonica del nucleo famigliare.
Alle bestie bisognava accudire quotidianamente e oltre al fieno, d’inverno si dava loro un beverone caldo che conteneva ogni sorta di scarto di vegetali.
Beverone preparato nell’ampia cucina, unico luogo della casa riscaldato da stufa di ghisa che bruciava legna tagliata nel bosco, avendo peraltro cura per ricavare questa, di abbattere solo piante malaticcie, in tal modo e nel contempo, eseguendo la “pulizia” del bosco per consentire il rigoglio delle piante giovani. (una successione, omaggio alle generazioni future… )
Anche la stufa, terminata la cena, non veniva più alimentata e il fuoco moriva…
E ai giovani in famiglia e non ancora alle prese col servizio militare in mancanza di luoghi pubblici, non restava che andare a letto o in… FILOSSA
Spiego: andare in filossa significava un complesso di cose: anzitutto un luogo con un po’ di tepore, visto che nelle case le stufe erano spente e il freddo incombeva. Poi un luogo – la stalla più accogliente – ove incontrare coetanei con i quali intrattenersi fino all’ora del sonno …poi l’immancabile anziano senza famiglia che tramandava racconti e aneddoti, magari ripetendosi chissà quante volte… e poi e poi vedere la ragazza del vicino, molto spesso parente, con la quale appartarsi per momenti di intimità.
Tutto a costo zero o quasi perché al riscaldamento provvedevano generosamente le mucche col proprio fiato e le loro… deiezioni; all’illuminazione, bastava un mozzicone di candela. Rompeva la tenebre e tanto bastava.
Al resto suppliva la beata gioventù…