Movida, a Reggio Emilia spuntano i bodyguard anti Covid: «Aiutano a far rispettare le regole»
REGGIO EMILIA. Niente pistole né uniformi militaresche, ma giacca scura, guanti, mascherina e un dispenser con il gel da versare sulle mani dei clienti. Sembra di essere a Londra e invece siamo a Reggio. Ed è cosi che si presenta il vigilante assunto tramite un’agenzia da Bottega39, locale di Piazza della Legna che per volontà del suo titolare, Federico Riccò, ha anticipato l’arrivo degli assistenti civici indicati dal governo quale soluzione per regolare la sete di movida in Italia.
Mentre infuria quindi la polemica sui 60mila street-tutor da reclutare e spargere sulle piazze italiane, a Reggio Emilia c’è chi si è già messo avanti. La materia è calda e non mancano le perplessità in attesa di una regolamentazione condivisa, fatto che ha portato il Comune di Reggio prima ad abbracciare la soluzione proposta dai privati, e poi a fermare l’entusiasmo in attesa di una delibera omogenea da parte della Regione sul tema.
«Sono due settimane che abbiamo una persona all’entrata che controlla chi non ha la mascherina o che non si comporta secondo le disposizioni di legge - racconta Riccò - Si tratta di una persona scelta tramite un’agenzia di vigilanza, con il patentino e che ha fatto il corso di 90 ore, autorizzata eventualmente a chiedere anche l’esibizione di un documento e di intrattenere comunicazioni con le forze dell’ordine. Ma finora non c’è stato alcun bisogno. Anzi, è accolto bene dai clienti».
Riccò non vuole che si chiamino buttafuori o bodyguard nonostante la figura all’esterno del locale rimandi a quello. «Non sono l’unico che ha scelto questa strada, ci sono un altro paio di locali del centro che si sono attrezzati per la fase 2. Io vengo dal mondo delle discoteche e quindi sapevo già come muovermi. Si tratta solo di regolare le persone in una situazione come quella attuale. Quello di dire di mettersi la mascherina non è un compito mio o dei camerieri. Serve una terza persona che abbia occhio. Ecco perché ci siamo sentiti tra ristoratori in merito, arrivando a proporlo al Comune. Noi locali della movida reggiana pagheremmo per avere una dozzina di queste persone condivise e da spargere sulle vie principali: via del Guazzatoio, via San Carlo, Piazza Fontanesi, Piazza San Prospero, Piazza della Legna. Ora però la proposta sembra essersi arenata».
I ristoratori del centro storico aveva dato quindi la disponibilità di organizzare un sistema di vigilanza privata, «perché il Comune fatica ad essere puntuale sui controlli che sono ora necessari», dice Riccò, «e dei semplici steward possono fare poco. Secondo noi servono dei professionisti abilitati. E a questa proposta hanno aderito tutti i locali. Si parla di 12 persone che fanno controlli per mestiere, magari 5-6 da mettere in Piazza Fontanesi e gli altri altrove per monitorare i clienti nel resto del centro. Il Comune ha detto che attende la Regione e farebbe poi un bando con un eventuale rimborso poi per le spese sostenute. Noi intanto dobbiamo andare avanti».
Il primo venerdì di riapertura è stato difficile visti gli assembramenti mentre il secondo venerdì è andata meglio, complice anche il freddo. Certo è che l’arrivo dei “bodyguard” è una novità per il centro storico di Reggio Emilia, apparso già presidiato oltremodo il fine settimana scorso vista la presenza massiccia di pattuglie di forze dell’ordine, che ha sollevato diverse critiche. «Dai nostri clienti è stato accolto molto bene e per noi è un bell’aiuto avere una persona che sa gestire certe situazioni. Con il cliente non è mai facile - conclude Riccò - Certo è anche un bel costo per noi visto anche quello che si incassa di questi tempi. Però è un servizio che diamo anche al cliente. Finora ci sono stati zero problemi e riscontri solo positivi. Noi siamo quindi pronti: aspettiamo la delibera regionale e il Comune per condividere questa soluzione».