Su cento pazienti contagiati dal Covid 19, dieci sviluppano seri problemi polmonari
TREVISO. Su cento pazienti contagiati dal Covid 19, dieci sviluppano seri problemi polmonari. Polmoniti gravi, difficili da curare e dalle quali è ancora più difficile guarire del tutto. I pazienti dimessi, spesso dopo cure impegnative e lunghe degenze ospedaliere, stanno tornando a farsi curare i postumi del coronavirus. Il reparto di Pneumologia, diretto dalla dottoressa Micaela Romagnoli, ha aperto un ambulatorio del post-Covid per prendere in carico i pazienti verificando caso per caso le condizioni dell’apparato respiratorio.
Le lastre
Dalle prime analisi delle lastre emerge che, se il quadro clinico si è risolto, i polmoni recano ancora evidenti segni della malattia. Le visite di controllo – in gergo il follow up – dei pazienti dimessi a fine marzo sono cominciate da una settimana. Sul centinaio di persone transitate in reparto, alcune delle quali trasferite temporaneamente in Rianimazione e poi rientrate in Pneumologia, per adesso l’ambulatorio ne ha prese in carico una decina.
«Stiamo cominciando adesso a fare il follow up dei primi pazienti dimessi, alla fine dei marzo – spiega Romagnoli – il 10% dei pazienti sviluppa esiti polmonari. Non abbiamo ancora molte informazioni perché non abbiamo ancora fatto le spirometrie (l’esame della funzione respiratoria, ndr). Stiamo riscontrando che la guarigione clinica c’è stata, anche se è rimasta astenia, cioè debolezza. I pazienti visti a un mese dalla dimissione non si sono tutti normalizzati. La radiografia del torace non documenta la completa risoluzione della malattia polmonare, dobbiamo rivederli anche con la Tac». La dottoressa Romagnoli tranquillizza i suoi pazienti dicendo che la lenta guarigione delle polmoniti si riscontra anche con quelle batteriche.
Studi sulla Sars
Studi scientifici sui pazienti che si sono ammalati di polmonite interstiziale acuta, con riferimento anche ai malati di Sars nel 2003, mettono in evidenza il lento recupero della piena funzionalità respiratoria che a volte può richiedere da 6 a 12 mesi.
Gli esperti temono che in qualche caso i danni possano essere duraturi. Ma per adesso a Treviso non ci sono evidenze di questo tipo. Speranza e soprattutto impegno medico sono per portare tutti i pazienti verso la piena guarigione. Il fatto certo è che i pazienti guariti recano ancora i segni della polmonite e faticano a riprendersi del tutto dalla malattia nonostante le lunghe convalescenze.
La testimonianza
Valentina Bottos è una delle ammalate della prima ora. È stata ricoverata all’inizio di marzo nel reparto di Malattie Infettive del Ca’ Foncello dove è rimasta per una ventina di giorni. «Sono stata male, mi avevano messo sotto ossigeno, ma non sono stata intubata – racconta – ancora non mi sento in forze. Ho una collega che è ancora a casa da febbraio. Provo un senso di stanchezza perenne, ho fatto la radiografia e ci sono ancora tracce della polmonite. A volte non capisco se il fiatone è un problema mio o se è la mascherina che impedisce di ossigenarmi. Comunque sia se faccio una passeggiata ogni tanto devo fermarmi».
L’analisi
L’analisi delle cartelle cliniche dei pazienti che hanno subito le conseguenze più pesanti, dopo essersi ammalati di Covid 19, confermano l’alta prevalenza di persone già in cura per diabete, insufficienza renale cronica e ipertensione. Mentre nella casistica della Pneumologia trevigiana sono stati risparmiati coloro che fanno i conti con malattie respiratorie.
«Abbiamo avuto pochissimi i pazienti affetti da malattie respiratorie – aggiunge la dottoressa Romagnoli – due asmatici, due con fibrosi polmonari e pochissimi con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), mentre moltissimi avevano diabete, insufficienza renale cronica e ipertensione». In questi mesi il reparto di Pneumologia ha raddoppiato i posti letto, il potenziamento potrebbe essere confermato con nuovi medici in vista di un possibile ritorno del contagio in autunno. —