Regionali, sondaggi “riservati” rivelano: è Giorgia Meloni l’asso nella manica del centrodestra
Il risiko delle Regionali comincia a prendere forma: e Giorgia Meloni è in campo. Del resto il tempo stringe e l’accordo su mosse e strategie incombe. Infatti, se si dovesse tornare alle urne tra il 6, il 20 e il 26 settembre, il termine per consegnare le liste scadrebbe a fine luglio. Non solo. Oltre al fattore tempo, l’altro elemento dirimente, che pesa imprescindibilmente su scelte e possibili accordi, è la posta in gioco. In quella tornata elettorale, infatti, schieramenti e scommesse politiche a parte, si chiarirà una volta per tutte la posizione degli italiani rispetto al governo giallorosso. E finalmente, la consultazione decreterà a suon di voti e sconfessioni, il vero sondaggio su come la pensano gli elettori del Conte bis…
Regionali, i sondaggi puntano su Giorgia Meloni
In totale sono nove le regioni chiamate alle urne in questo 2020: Emilia Romagna e Calabria, dove si è già votato il 26 gennaio. Poi Veneto, Campania, Toscana, Liguria, Marche, Puglia. E per ultima si è aggiunta anche la Valle d’Aosta. Dunque, il tavolo nazionale del centrodestra procede puntano inizialmente a sciogliere i nodi: incontri, discussioni e confronti servono a stilare poi quelle che saranno le indicazioni unitarie sui candidati governatori nelle regioni chiamate al voto. E allora, i questo contesto i sondaggi che fioccano a profusione in questo periodo, fungono da faro in grado di fare luce su problematiche e prospettive da esaminare e attuare. E da bussola sugli eventuali candidati in grado di affrontarle e risolverle. In questo senso, allora, le indagini delle ultime settimane la dicono lunga: la netta crescita del centrodestra che sogna di strappare al centrosinistra altre regioni dopo gli exploit del 2019, evidenziando il ruolo chiave di Fratelli d’Italia all’interno della compagine di centrodestra. E, in particolare, la figura cardine al centro dell’agone politico: Giorgia Meloni, asso nella manica e carta vincente della partita.
Regionali, lo scacchiere possibile: i report riservati pubblicati da “Libero”
In un recente servizio di Libero, non a caso, Paolo Natale, politologo, professore di metodologie delle scienze sociali presso l’Università di Milano, e collaboratore dell’istituto di analisi Ipsos, dati alla mano, ha previsto «un grande sconvolgimento nel centrodestra. E lo spiega in una intervista ad Italia Oggi» in cui, numeri e riscontri dei sondaggi sotto gli occhi, sostiene apertamente che «Fratelli d’Italia è prossima a diventare nelle intenzioni di voto terzo partito, scavalcando il Movimento5stelle». Aggiungendo oltretutto che, «se prima nel centrodestra c’era solo Salvini, ora ha una tosta alle calcagna: la Meloni». Non solo. Stante i numeri e fermo restando che la parola definitiva dovrebbe essere pronunciata nel vertice conclusivo che si terrà probabilmente la prossima settimana, nel frattempo, scrive Libero, è emerso che: al netto della questione Marche, un’altra certezza è data da Luca Zaia, anche lui accreditato dai sondaggi a suon di consensi con «oltre il 65% dei consensi».
Le quotazioni delle rilevazioni puntano anche su Zaia e Toti
E ancora: che un altro alfiere da muovere sullo scacchiere potrebbe essere un altro governatore, il leader di Cambiamo, già governatore della Liguria, Giovanni Toti. Le sue quotazioni secondo Opimedia sarebbero ottimali. Secondo il sondaggio citato, infatti, Toti, «non organico a nessuno dei tre partiti», offrirebbe non trascurabili garanzie di successo. E dunque, come scrive il quotidiano diretto da Feltri, potrebbe rappresentare un’altra «scelta condivisa su cui tornare a puntare. Le sue quotazioni? Con il leader di Cambiamo, secondo Opimedia «la coalizione è avanti con il 54% contro il 33% nei confronti di Pd e alleati (che non hanno ancora un candidato)». Tra i nodi da sciogliere, anche la questione Toscana. Qui, scrive Libero, «la scelta dovrebbe essere declinata al femminile: Susanna Ceccardi, attuale eurodeputato ed ex sindaco di Cascina. Secondo l’ultimo sondaggio Noto la leghista, con il 40%, sarebbe quattro punti dietro il dem Eugenio Giani. Un gap potenzialmente recuperabile, secondo fonti accreditate, dato che qui la partita si gioca con il doppio turno. Una sfida complicata ma aperta». Con i duellanti ancora lontani dai blocchi di partenza.
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