Ospedali e finanziamenti Modena-Carpi pigliatutto, ma Tomei non ci sta: «Montagna lasciata sola»
MODENA. Parte da un numero: 1047. Millequarantasette cittadini che per un anno sono rimasti senza il medico di base. E’ successo a casa sua, a Polinago, e potrebbe anche capitare di nuovo, se il futuro degli investimenti sul sistema sanitario provinciale sarà in linea con quelli previsti per la rete ospedaliera. Un tema che emergerà con forza lunedì pomeriggio, quando la Conferenza territoriale socio-sanitaria si riunirà in videoconferenza per approvare il bilancio 2019. Ma ad allarmare Gian Domenico Tomei, presidente della Provincia e sindaco di Polinago, sono gli investimenti previsti e finanziati per la rete ospedaliera, che vedono Modena, Carpi e Mirandola nel ruolo di assi pigliatutto, lasciando le briciole alla zona sud: per l’area nord sono infatti previsti investimenti per 117 milioni, per la zona centro (che comprende il capoluogo) 103, mentre per l’area sud (escluso l’ospedale di Sassuolo) poco più di 6 milioni.
Presidente Tomei, come ribadito dal ministro Speranza, il futuro della sanità è nella prossimità.
«Le parole del ministro, così come quelle del presidente Bonaccini e del sindaco Muzzarelli, sono molto importanti: oggi, sopratutto nella sanità, abbiamo bisogno di eccellenze, di servizi di prossimità e di figure in grado di garantire cure a domicilio. Di conseguenza, abbiamo bisogno di avere risorse importanti per i territori».
I territori, appunto: le previsioni di investimento sembrano relegare l’Appennino in una posizione marginale...
«La programmazione del passato, per quanto riguarda la rete ospedaliera, ha visto una forte concentrazione su Modena, su Carpi e anche su Mirandola, con la ristrutturazione del Santa Maria Bianca. Ora però c’è da recuperare un’area, quella a sud della Pedemontana, che dal punto di vista territoriale copre il 40% della provincia. E’ vero che in quella zona abita il 10% dei modenesi, ma si tratta di un territorio molto vasto, e non possiamo pensare di far percorrere chilometri su chilometri ai cittadini che hanno bisogno di assistenza».
Qual è il rischio oggi?
«Il rischio è quello di indebolire la rete ospedaliera proprio in un momento in cui abbiamo capito che la prossimità è una delle risposte principali, mentre la concentrazione non è la strada giusta da seguire. Per farsi un’idea, basta pensare che a Polinago abbiamo avuto 1047 cittadini senza medico di base per un anno: parliamo di una figura importantissima, la prima figura sanitaria che i cittadini incontrano sul territorio. E’ chiaro che venire a lavorare in montagna è complicato, ma è indispensabile garantire la continuità della medicina di base».
Un segnale che va in direzione opposta, però, c’è: a Pavullo è prevista una sperimentazione per la riapertura del punto nascite.
«Una scelta ribadita dall’assessore Donini, e che rappresenta un segnale importante. Ora però serve concretezza: da questa drammatica emergenza abbiamo imparato che non si possono lasciare soli i cittadini». —
L.G.
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