Dai rifiuti ai corsi fantasma: la cosca pagava i funzionari
MANTOVA. «Le indagini hanno dimostrato che questi due soggetti hanno svenduto la funzione pubblica, dimostrando di essere in vendita per poche migliaia di euro, accecati dal desiderio di conseguire maggiori profitti, senza che ne avessero necessità alcuna». Così dicono le carte con cui la Direzione distrettuale antimafia di Venezia qualche giorno fa ha fatto scattare misure cautelari nei confronti di 26 persone considerate il nucleo locale di una cosca calabrese, e fatto eseguire una sfilata di sequestri, anche a San Giorgio e Cavriana. I due soggetti a cui si riferisce il giudice sono Andrea Miglioranzi ed Ennio Cozzolotto, il primo presidente e il secondo condirettore di Amia spa, l’azienda municipalizzata che gestisce raccolta e smaltimento rifiuti in provincia di Verona. Entrambi sono accusati, oltre che di turbativa d’asta e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, di concorso esterno in associazione mafiosa, cioè di aver contribuito agli obiettivi della cricca criminale pur non facendone parte. «Non vi sono elementi raccolti nel corso delle indagini che consentano di affermare che Miglioranzi e Cozzolotto sapessero che Toffanin e Vallone (due presunti membri della cosca) appartenessero a un'organizzazione di stampo mafioso».
Il dirigente indagato
Ennio Cozzolotto, 59enne di Valeggio, è stato nel consiglio di amministrazione di Mantova Ambiente dal 5 settembre 2013 al 29 aprile 2016 come rappresentante della veronese Serit, società che per un breve periodo ha svolto compiti operativi nella raccolta rifiuti in alcuni comuni. «Il signor Cozzolotto nel periodo non ha ricevuto compensi e non aveva deleghe» prende le distanze Mantova Ambiente. D’altra parte Cozzolotto non è indagato per vicende pregresse legate in alcun modo a Mantova. Lo è invece nell’ambito di questa indagine, “Isola Scaligera”, che ha svelato come la ’ndrangheta si sia infiltrata nelle attività economiche di Verona, e non solo, con attività che vanno dallo smaltimento illecito di rifiuti, agli appalti conquistati con la corruzione, alla frode fiscale. Un’inchiesta che coinvolge in veste di indagato per concorso in peculato anche l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi.
Quello che viene addebitato ad Ennio Cozzolotto, sempre che le indagini ci abbiamo visto giusto riguardo alla sua posizione, sembra più riconducibile a una semplice – per quanto grave – vicenda di corruttela che a una concreta partecipazione alle attività mafiose.
«... (Cozzolotto e Miglioranzi) piegavano la loro funzione al servizio dei soggetti economici riconducibili al gruppo di Pugliese Michele, Toffanin Nicola e Vallone Francesco – spiega il giudice veneziano che ha firmato l’ordinanza di misura cautelare – compivano atti contrari ai doveri del proprio ufficio, consistenti anche nel favorire l'aggiudicazione di gare indette o da indire ad hoc da Amia a favore della scuola Enrico Fermi gestita da Vallone Francesco per l’organizzazione di corsi di aggiornamento e qualificazione professionale, anche parzialmente fittizi, in materia antincendio, prestandosi potenzialmente a fornire il proprio contributo al conferimento di diplomi falsi a membri dell’associazione, ricevendone in cambio promesse ed erogazioni di denaro e altre utilità». Il riferimento è al fatto che i due dirigenti della municipalizzata veronese avrebbero turbato la gara per i corsi di formazione antincendio, favorendo l’amico che gestiva un centro studi: lo informavano – questo sostiene l’accusa – dell’offerta degli altri concorrenti perché potesse presentare il prezzo più basso e aggiudicarsi così la gara. A questo proposito un’intercettazione avrebbe colto Miglioranzi nella richiesta di una somma anticipata di tremila euro.
Sulla vicenda ha voluto intervenire il deputato cinquestelle Alberto Zolezzi: «Nel periodo in cui Cozzolotto era consigliere in Mantova Ambiente si tennero le ultime elezioni a Mantova, prive di trasparenza – sostiene – a fine 2018 è stata approvata la legge Spazzacorrotti del M5S: da allora la somma massima che un’azienda può donare a ciascun politico candidato senza che vengano pubblicati gli estremi dell’azienda è 500 euro, prima era 100mila euro. Grazie al M5S nelle prossime elezioni si potrà tutelare l’ambiente, ridurre le tasse sui rifiuti e andare verso acqua e gestione rifiuti pubblici, non sarà più possibile elargire denaro nell’ombra. E il 4 giugno è diventato legge il decreto liquidità che impone ai gestori ambientali l’iscrizione alla white list».