Rivoluzione Grissin Bon: via Poeta e Infante
REGGIO EMILIA. Quella di Reggio è una scelta tecnica, che comprendo, mi dispiace non lavorare di nuovo con Dalla Salda ma rimango il primo tifoso di Pallacanestro Reggiana».
È destinato a lasciare nuovamente la società in cui è cresciuto, il neo 38enne Luca Infante, che ieri ha festeggiato il proprio compleanno.
Infante, proprio come Peppe Poeta, non rientra più nei piani del nuovo corso tecnico affidato ad Antimo Martino e ora si affaccia sul mercato.
«La società ha altri obiettivi, ha deciso di puntare su altri giocatori più giovani come Momo Diouf, è una scelta lavorativa, avvenuta in tutta serenità, una scelta tecnica che ci sta».
Qualche rammarico?
«Mi dispiace non lavorare nuovamente con Alessandro Dalla Salda, con cui ho un grande rapporto, un rapporto che comunque rimane forte».
Resta biancorosso dentro?
«Assolutamente sì. Sarò sempre il primo tifoso di Reggio, spero anche in un eventuale futuro di tornare, non più come giocatore, e a ogni modo dovrò sempre ringraziare Pallacanestro Reggiana per quello che ha fatto per la mia carriera, a partire da Stefano Landi e da Dalla Salda».
Ha già idee per la prossima stagione?
«Voglio continuare a giocare, questo è certo, mi sento bene e non ho mai pensato di smettere. La scelta di tornare a Reggio l’anno scorso era stata fatta pensando alla famiglia e al futuro, con l’idea di restare magari in società, ma io sono un giocatore, sto benissimo fisicamente e sarebbe un peccato non continuare a giocare».
A metà annata era passato a Mantova. Potrebbe tornare agli Stings?
«Vediamo come si sviluppano le dinamiche in questo contesto così complesso, Mantova ha un nuovo allenatore, ci sono tante cose su cui confrontarsi, non c’è solo Mantova ovviamente, ma adesso è presto per capire».
Per il basket si annuncia una stagione complicata, non trova?
«Il prossimo lo definirei un anno di transizione, con tanti cambiamenti obbligati, in molti casi i budget saranno ridotti del 30%, del 40%, credo. Le incognite sono tante». Già la chiusura di questo campionato si è rivelata complessa. Come rappresentante dei giocatori, che futuro vede?
«Finché anche in ambito dilettantistico non ci saranno regolamentazioni e tutele ci saranno problemi con i contratti, è un mondo da riorganizzare, e ci sarà anche una riforma dei campionati da riorganizzare».
Un cambio obbligato?
«Secondo me tante società avranno problemi ad iscriversi, ci sarà da rivedere il contesto e il tempo non è molto».
Lei è ottimista?
«Nelle ultime settimane ho notato voglia di dialogare da parte delle leghe, la collaborazione è fondamentale, dobbiamo sederci al tavolo e trovare una soluzione».
Per la serie A, che futuro vede?
«Anche in A ci sono tante squadre in bilico, per assurdo potenzialmente potrebbe esserci anche una serie A a 14 formazioni».
La famosa riduzione arriverà per cause di forza maggiore?
«Non è da escludere. Se davvero 4 squadre decidono di rinunciare alla serie A, quante saranno le realtà dell’A2 accetteranno il ripescaggio? Forse due? Non so se 4 squadre sarebbero disponibili, solo di costi di iscrizioni si parla di 400mila euro, non è facile».