A Cavazzona le escort agevolano il Pil: «Ragazze educate, alimentano gli affari»
Francesco Dondi
castelfranco. C’è un numero di telefono che fa da chiave ad un mondo sommerso, dove i segreti più inconfessabili restano celati, e i rapporti sono sfuggenti. Un mondo dove la figura della donna è vista come un oggetto dove talvolta il sorriso con cui ti accoglie nasconde la sofferenza di una vita in schiavitù. E allora il fugace cliente, quello a cui dai il numero civico soltanto dopo averlo scrutato da dietro una tendina per assicurarti che appaia come una persona per bene mentre lui si aggira furtivo tra le strade della borgata, diventa uno strumento per sentirsi vive.
Benvenuti alla Cavazzona, quadrilatero delimitato tra via Boldrini, via Dei Cantastoie, via Piazza e la via Emilia dove le palazzine sembrano tutte uguali, fatte di pietre color mattone che hanno dato accoglienza a decine di persone, chi in fuga dalla città, chi alla ricerca di un ambiente dove vivere e crescere i propri figli in un contesto ristretto e sicuro. Tra un appartamento e l’altro però c’è una turnazione di inquiline che a qualcuno non è certo passata inosservata. Come del resto si scrutano i volti “stranieri”, maschi italici che si aggirano sulle loro auto a passo d’uomo cercando il civico giusto per godersi qualche minuto di passione. Perché in quelle palazzine, in modo sobrio e senza voler mai destare troppe attenzioni, vivono ragazze che si prostituiscono a domicilio. Hanno abbandonato la strada, alcune non ci hanno mai lavorato al contrario di quelle ancora costrette a vendersi sulla via Emilia nonostante i divieti imposti dai sindaci, primo tra tutti Gianni Gargano che contro i clienti ha fatto un’ordinanza in cui scattano 400 euro di sanzioni per chi accosta a contrattare. Un cliente del bar “Chicco d’oro” con una battuta dice che sono state le precursori dello “smartworking”. Ed è proprio dal Chicco d’oro che parte il viaggio in un quartiere della Cavazzona dove le giovani prostituite hanno contributo ad innalzare il prodotto interno lordo locale. Talvolta scendono per un caffé, si fermano al negozio di alimentari oppure vanno a farsi belle nel negozio della parrucchiera. Non le riconosci, sembrano ragazze normali, soltanto arrivate dall’Est. «Ma con il Covid qualcosa è cambiato», ammettono i negozianti. Fino ad un anno fa, infatti, la presenza delle ragazze era molto più assidua e presente nell’economia del quartiere. Ora si vedono molto meno e sono anche molte meno. «Chissà, magari qualcuna è tornata nel proprio Paese oppure si è trasferita in città – si ipotizza nel capannello di discussione – Con il coprifuoco e i divieti di spostamento anche i loro affari devono essere andati in calare».
Ma nelle palazzine, sotto sera, il mondo sommerso del sesso a pagamento non si è mai fermato, rallentano sì, come si dice nelle attività commerciali sulla via Emilia, ma non certo estinto. Basta comporre quel numero di telefono ed ecco che una giovane ragazza cinese si propone per un incontro intimo alla Cavazzona. E come lei “ce ne sono almeno altre quattro”, dicono i ben informati. Al contrario delle “concorrenti” dell’Est si vedono molto meno, contribuiscono relativamente agli affari legali del paese, ma a quello ci pensano i clienti. Pensare che non comprano neppure i preservativi, spiegano alla farmacia, perché se li fanno spedire all’ingrosso, “di quelli professionali”. L’importante è non farsi notare, e se qualche amante focoso si ferma a consumare non solo sesso, beh tanto meglio per tutti. —
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