«Volevo fuggire ma ero nuda e indifesa»: il racconto choc dello stupro in spiaggia
CECINA. «Volevo andare via da lì, ma ero nuda, in mezzo a quattro uomini. Allora ho capito che non potevo ribellarmi, perché da sola non avrei potuto vincere la loro forza. E non ho più opposto resistenza, pensando che se gli avessi fatto fare quello che volevano sarebbe finita prima». Lo ha ripetuto anche al giudice che quella notte voleva scappare via. Lontano. Tornare alla macchina e così fuggire dai quattro ragazzi che prima l’avrebbero seguita in spiaggia dopo una serata passata a bere in compagnia, palpeggiata in modo sempre più insistente, accerchiata, bloccata e spogliata, tanto da procurarle alcuni lividi sulle gambe, sul braccio e un morso sulla spalla. Infine violentata, in gruppo, sulla spiaggia di Marina di Bibbona nonostante lei avesse chiesto di smettere: «Basta, siete dei maiali», ha detto in lacrime. Tanto che due dei sei si sono allontanati. Ma senza aiutarla.
Poi, gli altri quattro, l’hanno stuprata ancora: uno per volta, su alcuni lettini di uno stabilimento distanti una cinquantina di metri dalla battigia. «Consumavano e poi andavano via», ha ripetuto in aula la ragazza, 20 anni, residente in provincia di Pisa.
A distanza di sei mesi da quella notte drammatica – era il 3 agosto – i protagonisti di questa storia terribile, di presunti abusi a cui sono seguite «pressioni per non parlare» mentre uno ha mostrato su WhatsApp le mutandine della ventenne ad alcuni amici, si sono trovati di nuovo nella stessa stanza.
L’ultima volta era successo la sera successiva alla violenza, prima della denuncia, presentata il giorno dopo. Lei coperta da un paravento nell’aula al primo piano del tribunale di Livorno. E i giovani, arrestati lo scorso 30 dicembre per violenza sessuale di gruppo, seduti in fondo alla stanza, ad ascoltare durante il lunghissimo incidente probatorio richiesto per assumere la prova principale dell’indagine. Così la ventenne per oltre sei ore ha risposto prima alle domande del pubblico ministero Niccolò Volpe che conduce le indagini e poi a quelle dell’avvocata Aurora Matteucci che difende Giacomo D’Alessi, 24 anni, residente a Bibbona. Indagato insieme a tre amici che vivono tra Bibbona e Castagneto Carducci: Yassin El Falahi, 27, Marco Berrighi, 24, e Luca Lessi, 25, tutti difesi dagli avvocati Simone Rossi e Fabrizio Spagnoli che faranno il contro esame nei prossimi giorni.
La ventenne ha ricostruito la notte al Bagno Venere di Marina di Bibbona, dove era arrivata il 2 agosto intorno alle 23. 30 per raggiungere le amiche che erano già lì. Ha confermato – come spiegato il giorno della denuncia ai carabinieri e poi il 10 ottobre davanti al magistrato – di aver bevuto tre drink. E poi, alle due del mattino, quando il pub ha chiuso di essersi allontanata con sei ragazzi.
«A dire il vero io volevo andare alla macchina, poi mi sono ritrovata in spiaggia con loro» Molti li aveva conosciuti durante l’estate. E con uno dei giovani quella sera aveva avuto «un rapporto sessuale consenziente». Mentre con altri due – ha confermato al magistrato – aveva avuto rapporti nelle settimane precedenti.
È in questo contesto che l’avvocata di uno degli indagati ha insistito sul concetto di fiducia. Per cercare di capire i rapporti tra i protagonisti e verificare l’attendibilità del racconto della ragazza. Perché andare in spiaggia con sei ragazzi? Perché nel momento in cui l’hanno accerchiata spogliandosi per iniziare un atto sessuale di gruppo non si è subito tirata indietro?
«Quando loro hanno preso parte al fatto, prima che io mi mettessi a piangere, accedeva che tutti e sei mi avevano messo nel mezzo. Io in quel frangente ero in confusione, non avevo capito bene cosa fare e come affrontare la situazione. Non sono stata molto furba – ha ammesso la ventenne –. Poi dopo un po’ ho realizzato la situazione e mi sono messa a piangere». –
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