Coronavirus, pienone ai Lidi prima dello stop: pranzi prenotati fino alle 16
LIDI. Boom di presenze sul litorale comacchiese prima del ritorno dell’Emilia Romagna in fascia arancione. In tanti hanno approfittato delle temperature miti per anticipare di un giorno la passeggiata della domenica in riva al mare con tappa d’obbligo al ristorante.
PIENONE E RABBIA
Già dal mattino e sino all’imbrunire il lungomare di viale dei Mille a Porto Garibaldi, ma anche il molo, la nuova darsena del lido degli Estensi e viale Carducci sono stati letteralmente presi d’assalto dal popolo dei pendolari del week end che, però, dovranno fare i conti con le norme più restrittive entrate in vigore dalla mezzanotte di sabato. Amareggiati e delusi, i ristoratori vedono così sfumare le prospettive di una, seppur lenta, ma graduale ripresa. «Oggi (ieri ndr) siamo al completo e lo saremmo stati anche domenica – afferma David Gulinelli, titolare del ristorante, bagno Bologna di Porto Garibaldi –; così, purtroppo, ci rimettiamo. Molti clienti storici sono arrivati da Bologna, Ferrara, anche da Ravenna e altre località, ma domani potremo assicurare solo l’asporto e le consegne a domicilio. Oggi molti hanno anticipato il pranzo della domenica, perché le nuove restrizioni erano nell’aria. Così si mette a repentaglio l’economia italiana. Proveremo con il passaparola a esaurire il pesce acquistato, puntando sull’asporto».
Al pari del ristorante bagno Bologna sono molti altri i pubblici esercizi della costa che non potranno beneficiare degli aiuti contemplati dal “Decreto Ristori”, dato che, come spiegato dallo stesso Gulinelli, benché l’attività prevalente sia quella della ristorazione tutto l’anno, per il codice Ateco «il nostro è classificato come stabilimento balneare».
All’ora di pranzo ieri era pressoché impossibile intercettare un posto auto libero a Porto Garibaldi, meta privilegiata, in primavera e in autunno anche dai camperisti del fine settimana. Parcheggi presi d’assalto e code, seppur con distanziamento inter personale davanti ai ristoranti sono il denominatore comune di un sabato ai lidi, che non ha precedenti in pieno inverno.
Alle 14.20 stazionavano nei pressi del ristorante Pericle, in attesa di entrare, almeno 20 persone. Tra loro Giulio Guidi e la moglie Claudia, residenti a Formigine, in provincia di Modena. «Abbiamo accompagnato i miei genitori anziani – dichiara Giulio Guidi –, che sono originari di Porto Garibaldi, per trascorrere questo periodo nella casa al mare. Io e mia moglie abbiamo trovato posto alle 14.30 da Pericle, ma dopo pranzo rientreremo a casa, dato che da domani non si potrà uscire dal Comune di residenza».
Con tavoli distanziati «abbiamo preso prenotazioni per quanto ci è stato possibile – ammette Martina Cazzola, titolare, con il marito Nicola, del ristorante Pericle –; le ultime prenotazioni sono alle ore 16 e rispetto ai 200 posti di capienza della sala, possiamo accogliere al massimo 150 clienti. Siamo incavolati neri per questo provvedimento, che abbiamo appreso solo ieri. Abbiamo dovuto cancellare tutte le prenotazioni di domenica. Resteremo aperti per l’asporto – conclude desolata la ristoratrice –, ma funziona poco».
ZERO PREAVVISO
Al completo anche altri ristoranti storici come il Levante di Luca Pennoni e l’Europa delle famiglie Farinelli e Barillari, ma come ben spiega Luca Farinelli (Europa), seppur nella consapevolezza che «i contagi rappresentano in problema grosso», si percepisce l’incapacità del Governo di cogliere il grande lavoro preparatorio e i sacrifici dell’intero settore della ristorazione. «Non vogliamo piangerci addosso – obietta Luca Farinelli –, ma l’anticipo con cui si annunciano le chiusure è scarso. Chi prende questi provvedimenti non capisce come funzionano certi mestieri. Il campanello d’allarme era comunque suonato e quindi i sughi rimangono, ma siamo una famiglia numerosa e ce li dividiamo tra noi. Per il pesce – prosegue Farinelli –, siamo rimasti d’accordo con i fornitori di ridurre gli acquisti. Abbiamo preferito rimanere senza alcune varietà, a discapito nostro, piuttosto che ritrovarci con pesce acquistato e invenduto, anche perché la spesa non sarebbe stata indifferente».
Costretti a concentrare l’accoglienza solo nella fascia oraria del pranzo, i ristoranti dei lidi ieri hanno vissuto un’esperienza equiparabile al tutto esaurito, seppur con riduzione del 30-40% della capienza, di Pasqua o di ferragosto. «È stato un dispiacere dover mandare via tanta gente – conclude Farinelli – anziché poterla ospitare. Speriamo che si apra presto uno spiraglio». —
Katia Romagnoli
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