Indagine su 600 contagiati dell’ondata di primavera: solo il 41% vuole vaccinarsi
UDINE. I risultati dell’indagine realizzata all’interno dell’ospedale di Udine tra coloro che hanno avuto il Covid in primavera, quindi durante la prima ondata, sono sorprendenti (in negativo) e dicono che soltanto il 41% dei contagiati si vaccinerebbe per evitare il rischio di ricadute. «Un numero che colpisce e deve fare riflettere» commenta il direttore della clinica di Malattie Infettive del Santa Maria della Misericordia Carlo Tascini.
L’indagine-sondaggio – pubblicato in lingua inglese sulla rivista specializzata Vaccines – è frutto della collaborazione tra la clinica di Malattie Infettive, il Dipartimento di Medicina e il corso di laurea in Infermieristica dell’Ateneo friulano. Oltre a Tascini, hanno firmato l’elaborato Valentina Gerussi, Maddalena Peghin, Alvisa Palese, Valentina Bressan, Erica Visintini, Giulia Bontempo, Elena Graziano, Maria De Martino e Miriam Isola.
La metodologia di lavoro si è basata su un pacchetto di interviste realizzato tra settembre e novembre a una serie di ex pazienti vittime del Covid nel periodo compreso tra 1° marzo e 30 maggio dello scorso anno, quindi in piena prima ondata.
Il sondaggio ha riguardato ogni tipologia di malato – da chi è stato costretto al ricovero in Terapia intensiva, ai pazienti delle aree mediche, fino a coloro che sono stati curati a domicilio oppure sono risultati asintomatici – con un’età media di 53 anni e per la stragrande maggioranza dei casi (91%) nativi italiani. Le interviste si sono basate su uno schema standard e facile di tre domande: hai effettuato la vaccinazione anti-influenzale nel 2019? Hai effettuato la vaccinazione anti-influenzale nel 2020? Se fosse disponibile, faresti il vaccino anti-Covid?
Soltanto a questo punto, ed esclusivamente per coloro che rispondevano “no” all’ultima domanda (il 59,1% del totale), il team udinese è andato a caccia di ulteriori spiegazioni chiedendo all’intervistato di motivare la sua negatività al vaccino scegliendo tra le seguenti opzioni: sono preoccupato per la sicurezza oppure per gli effetti collaterali; sono preoccupato perché non credo all’efficacia del vaccino; non penso di avere bisogno della profilassi visto che sono già stato contagiati e/o in virtù del mio stato di salute; sono contrario alle vaccinazioni; ho subito reazioni avverse causate da precedenti immunizzazioni.
La maggior parte degli intervistati, come detto, si è detta dubbiosa (34,2%) oppure titubante (24,9%) in relazione alla vaccinazione, molte volte però senza fornire alcuna motivazione (32,9%). Tra coloro che hanno giustificato la loro contrarietà, invece, molti hanno ritenuto di non aver bisogno della vaccinazione perché già contagiati oppure per la loro giovane età o, ancora, in virtù delle loro condizioni generali di salute (20,8%).
Da segnalare, poi, anche la percentuale di coloro che ritengono non efficaci le vaccinazioni (18,8%) così come quelli che temono possibili effetti collaterali (14,1%). E se non è stata riscontrata, sostanzialmente, una grande differenza di genere nelle risposte, balza agli occhi il fatto che la mancanza di fiducia nei vaccini sia più radicata tra i giovani rispetto agli anziani e le titubanze siano maggiori tra coloro che non hanno mai effettuato la profilassi anti-influenzale.
«Questi dati – commenta Tascini – spiegano come siamo arrivati ad affrontare la pandemia in un clima generale di fiducia nei vaccini molto basso. Balza agli occhi, inoltre, che a essere maggiormente dubbiosi siano i giovani e non gli anziani probabilmente perché questi ultimi hanno ricordi più nitidi delle malattie infettive con cui venivano a contatto quando erano bambini e che sono state debellate proprio grazie ai vaccini».
C’è anche da dire, tuttavia, che la ricerca udinese fa riferimento alla prima ondata, quando il Friuli Venezia Giulia non venne travolto dall’emergenza come in autunno, e i numeri delle attuali adesioni vaccinali di queste settimane fanno pensare a una possibile sensibilità mutata, in positivo, nei confronti dei vaccini stessi.
«È vero – riflette ancora Tascini – la maggiore incidenza in regione della seconda ondata può aver avuto l’effetto di incidere maggiormente anche nell’opinione pubblica. Penso a quello e anche alla campagna vaccinale che sta dimostrando come, a fronte di milioni di persone ormai immunizzate, gli effetti collaterali siano minimi e rari, mentre la copertura contro la malattia molto elevata».