Doglioni confermato alla guida dell’Ingv: «In Veneto necessarie altre stazioni sismiche»
FELTRE
Geologo con la capacità di sistemare anche i conti. È arrivato nel 2016 alla guida dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), occupandosi non solo del lavoro tecnico scientifico, ma riuscendo anche a risollevare una difficile condizione economica e adesso il feltrino Carlo Doglioni è stato confermato alla presidenza dell’ente dal ministro dell’Università e la Ricerca (Mur), Cristina Messa.
La scelta, rende noto l’Ingv, è avvenuta a seguito della selezione pubblica del Mur e «pone l’accento sulle sue competenze scientifiche e sulla sana gestione dell’Istituto negli ultimi anni, quali il risanamento del bilancio, dando alle donne e agli uomini dell’Ingv la possibilità di affrontare le nuove sfide della ricerca nelle geoscienze e di migliorare il costante monitoraggio della sismicità, del vulcanismo e dell’ambiente italiani».
Bisogna anche far tornare i conti: «Quattro anni fa», spiega Doglioni, «purtroppo l’Istituto non navigava in buone acque dal punto di vista finanziario. Noi abbiamo fatto una spending review radicale e in più c’è stato l’aiuto del Governo, con una revisione che ha portato a una condizione positiva anche dal punto di vista gestionale. L’auspicio adesso è di riuscire a dedicarmi di più alla parte scientifica. Bisogna investire di più per studiare la Terra», rilancia Doglioni, alle porte del secondo mandato.
«Un grande onore, poi anche una responsabilità», commenta il geologo feltrino, parlando delle motivazioni per cercare di contribuire a rendere l’Italia più consapevole dei rischi naturali e di sapersi difendere meglio. «Prima di tutto bisogna studiare meglio come funziona la Terra e per fare questo bisogna incrementare le reti di monitoraggio», afferma Doglioni. «Anche il Veneto per esempio deve aumentare il numero di stazioni sismiche e di reti idrogeochimiche. Poi c’è anche un’attività di divulgazione nelle scuole per cercare di far capire l’importanza di studiare la Terra, perché siamo controllati soprattutto da quello che c’è sotto i nostri piedi. È giusto studiare i pianeti lontani, ma è giusto mettere le stesse risorse anche per studiare la Terra. Non dico certo che bisogna studiare meno lo spazio», ci tiene a precisare il presidente riconfermato dell’Ingv, «ma è altrettanto importante studiare la Terra, visto che i terremoti li abbiamo sotto i piedi».
Pensando alla nostra provincia, «che il Bellunese sia zona ad alta pericolosità sismica è un dato di fatto», conferma Carlo Doglioni. «È un’area in cui è importante contribuire a dare alla comunità ingegneristica tutte quelle informazioni utili per costruire in maniera tale da resistere ai terremoti (è l’Ingv che dà i numeri con i quali poi gli ingegneri costruiscono).
L’attività di prevenzione è il punto numero uno, che si deve basare sulle conoscenze più aggiornate». La Terra ha velocità di rotazione variabili, ci sono parametri che cambiano e possono indurre anche a maggiore o minore sismicità, ma la geologia ha tempi che sono di migliaia di anni. «Non si può dire che ultimamente ci siano più terremoti del passato», spiega Doglioni. Un pensiero anche alla terra d’origine: «Purtroppo con il Covid sono sei mesi che non riesco a tornare a Feltre, altrimenti in genere vengo ogni mese. Spero che l’emergenza passi presto».
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