L’Appia (e il giardino) dei popoli
Questo articolo è pubblicato sul numero 8 di Vanity Fair in edicola fino al 23 febbraio 2021
«E qui verrà una bella piscina». L’ha detto Silvio Berlusconi a Matteo Salvini illustrandogli i nuovi giardini della sua nuova residenza romana sull’Appia Antica. Era già successo con Bossi, anni fa; il boss della Lega in canotta si aggirava per i giardini (quella volta di Arcore) ammaliato da tutta quella grazia topiaria, e lì veniva convertito. Adesso Berlusconi ci è riuscito di nuovo con un altro segretario della Lega, che, deposta la felpa, è diventato prontamente un sincero europeista, trasformato tra quelle frasche. Il pellegrinaggio salviniano è avvenuto alla Villa Grande che il Cav. aveva prestato a Franco Zeffirelli vita natural durante. Alla morte del regista, ne è rientrato in possesso. Riarredata, tra Versailles e Liberace, lì Berlusconi, lasciato palazzo Grazioli, apparecchia la sua nuova vita romana (e la piscina). Lontano dai palazzi del potere, in una specie di Sunset Boulevard romano: tra le ville di Valentino, la Furibonda di Marisela Federici, e la Lollo. «Appia dei popoli» era già stata definita – da Ottaviano Del Turco – quando vi abitava Claudio Martelli, toy boy del Partito Socialista, che si giustificò: è comoda per i voli privati, di strada per l’aeroporto di Ciampino. Forse è una delle ragioni per cui Berlusconi l’ha scelta. Oltre a risparmiare sull’affitto. Intanto il pensiero corre ai poveri duchi Grazioli. Che faranno? Verranno ristorati? Coi tempi che corrono, il palazzo di via del Plebiscito rischia di rimanere sfitto molto, molto a lungo.
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