Modena Muore di overdose steso sulla panchina I residenti: «Adesso basta con lo spaccio»
Daniele Montanari
Trovato morto su una panchina con a terra la siringa usata per iniettarsi l’ultima dose di droga. Sembra una pagina di cronaca nera anni ’80 e invece è successo ieri, nel parco XXII Aprile, vicino a viale Gramsci. La vittima è F.A., 58enne italiano di Zocca, già segnalato come assuntore di droga. Saranno le indagini della Squadra Mobile a ricostruire l’esatta dinamica, ma dai primi riscontri è plausibile che sia venuto a Modena per incontrare lo spacciatore e poi si sia iniettato l’eroina che lo ha mandato in overdose. E così è morto solo, al freddo di una notte di febbraio su una panchina desolata. L’immobilità di quel corpo steso è stata notata verso le 7 da alcuni passanti: sul posto subito polizia e 118, ma non c’era nulla da fare. Morto da tempo ormai. Disoccupato, pare non avesse famigliari, o perlomeno al momento non si è riusciti a rintracciarne. Una storia di solitudine straziante, da una parte.
Dall’altra, l’evidenza di un fatto che non accadeva da anni e che rilancia con forza l’allarme spaccio e degrado di quest’area, quartiere Crocetta. La Mobile sta indagando a tutto campo per risalire allo spacciatore che gli ha fornito l’eroina. Una droga anni ’80-’90 che è ritornata con forza sul mercato, spinta dal basso prezzo. Ma spesso di dubbia qualità, con conseguenze anche tragiche appunto. Il pusher, oltre che per spaccio, verrebbe incriminato anche per morte come conseguenza di altro delitto.
Ma come hanno reagito residenti e frequentatori del parco di fronte a una morte per droga che non si verificava da anni? Non con sorpresa, e la cosa fa pensare. «Io l’ho visto steso su quella panchina verso le 7, mentre andavo a lavorare - racconta la signora M.I., 54 anni - era già arrivata la polizia e l’ambulanza. È la prova del degrado totale a cui siamo arrivati qui - nota - ma non c’era bisogno di un morto per accorgersi che qui si spaccia. La droga circola tutti i giorni al parco, vedi chiaramente gli scambi ma sembra che non interessi a nessuno: una volta le forze dell’ordine si vedevano spesso, adesso passano ogni tanto. Troppo poco per scoraggiare il giro. Io non esco più la sera, ho troppa paura».
«Sembra che la vigilanza sia stata molto lasciata andare - ribadisce R.P., 67 anni - io venendo qui praticamente tutti i giorni riconosco ormai tutti i movimenti di spaccio. Protagonisti sempre giovani di colore che si fanno notare subito perché non portano la mascherina. Si mettono spesso a giocare a carte sui tavoli di fianco al campo da bocce, dove giocano dei soldi e vendono delle biciclette rubate, bici anche nuove di cui nessuno chiede la provenienza. E nel traffico ci finisce anche la droga: comprata, venduta e iniettata a qualunque ora del giorno. Ho visto con i miei occhi mercoledì verso le 15.30 uno acquistane e andare poi dietro a un albero per farsi una siringa, sotto gli occhi della gente che era seduta sulle panchine e sotto agli occhi dei bambini che con i genitori tornavano a casa da scuola. Mi è venuto un nervoso... Ma cosa ci vuole a mandare qualcuno in borghese? Come me, avrebbe visto lo scambio anche lui e avrebbe beccato subito lo spacciatore in flagranza. Qui invece le forze dell’ordine passano in divisa una volta, scatenando ovviamente il fuggi fuggi, e poi le rivedi dopo un mese. Peccato, perché sarebbe un parco bellissimo».
«C’è poco controllo in giro, e gli spacciatori si sentono ormai tranquilli nell’organizzazione - commenta S.L., 49 anni - anch’io vengo qui praticamente tutti i giorni e quando vedo qualche passaggio strano chiamo le forze dell’ordine. A volte vengono, a volte no». C’è da dire però che anche le forze dell’ordine sono segnate da una cronica mancanza di personale: la coperta è corta, e non si può correre a ogni segnalazione se non si vogliono lasciare scoperte altre aree. «Però qualcosa va fatto, non si può continuare così - incalza A.M., 42 anni, - qui gli extracomunitari sono liberi di spacciare in pieno giorno, si muovono con la sicurezza e la sfrontatezza di chi considera il parco ormai come terra propria. Non è giusto che sia così: il parco appartiene ai cittadini».
C’è chi suggerisce, oltre a più controlli, l’apertura di un chiosco per aumentare la frequentazione “pulita” dell’area: «Anche il Parco Amendola una volta era in mano agli spacciatori - ricorda sempre il 67enne R.P. - ma con l’apertura di un locale a poco a poco sono andati via». —
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