Cooperazione tra pubblico e privati: così rinasce il duomo del Settecento
TRICESIMO. Salutata come «un grande momento per la comunità religiosa, ma anche civile, di Tricesimo», la giornata di ieri ha restituito alla cittadina uno dei suoi simboli più cari e rappresentativi, quel duomo settecentesco – sorto sui resti di una chiesa gotica e intitolato a Santa Maria della Purificazione – che una lunga, articolata e conseguentemente costosa attività di restauro ha riportato allo splendore originario, sia negli interni sia all’esterno, con il risanamento della facciata e del campanile.
E l’aspetto più significativo dell’operazione, al di là del palese valore di un recupero che ha permesso di rimediare a una situazione strutturale ormai fortemente compromessa, è rappresentato dalla sinergia alla base dell’intervento, perfetto esempio di collaborazione fra pubblico e privato, nella forma del mecenatismo: l’importo totale di spesa, vicino al milione, è derivato infatti dalla somma tra un finanziamento regionale, la consistente donazione di un illustre cittadino, l’ingegner Gianpietro Benedetti, presidente della multinazionale Danieli (che già aveva contribuito in maniera determinante al restauro del castello di Udine) e offerte dei parrocchiani.
Un «simbolo di alleanza», ha evocato l’arcivescovo, monsignor Andrea Bruno Mazzocato, nell’omelia della messa inaugurale, preceduta dallo scoprimento di una targa di ringraziamento all’ingegnere e dalla benedizione del rinnovato duomo.
Nella folta partecipazione al rito, pur nei limiti imposti dalle norme dettate dall’emergenza sanitaria, la cifra del legame affettivo della comunità locale al suo Duomo, «da sempre – ha sottolineato il vicesindaco di Tricesimo Renato Barbalace, intervenuto in rappresentanza del sindaco Giorgio Baiutti, ancora isolato perché positivo al Covid – punto di riferimento della fede, della storia, della cultura e anche del paesaggio del nostro comune. Il percorso compiuto – ha aggiunto Barbalace – è stato complesso, ma prodigo di soddisfazioni».
Sulla rilevanza dello sforzo economico congiunto ha posto l’accento il presidente del consiglio regionale, Piero Mauro Zanin: «Questo lavoro deriva dall’impegno della Regione, dunque di tutti noi, e di un mecenate, Benedetti, che oltre a portare il nome del Friuli Venezia Giulia nel mondo manifesta forte attenzione per la sua comunità.
Un’attenzione che evoca la ricchezza morale delle antiche genti che – ha aggiunto Zanin –, anche in condizioni di miseria e umiltà, si sacrificarono per erigere, nel nome di un interesse superiore, collettivo, maestose chiese anche in piccoli centri».
Soddisfazione è stata espressa anche dalla rappresentante della Soprintendenza, l’architetto Stefania Casucci – che ha elogiato «la serietà, la dedizione e la professionalità» alla base dei risultati –, dall’architetto Stefano Forte e dall’ingegner Alessandro Chiesa, responsabile dei lavori. Per l’ingegner Benedetti, che ha preso la parola in chiusura, l’applauso più lungo, espressione di una fortissima riconoscenza. —