Udinese, una zebretta non facile da cacciare: è meglio che i leoni cambino preda
UDINE. Avete presente quando nei documentari, il vecchio Quark o Discovery Channel fate voi, fanno vedere il leone (vecchio, sdentato come il Parma) nella savana che, appostato dietro un cespuglio, individua nel branco di zebre quella zoppa o più indifesa per la caccia?
Ecco, l’Udinese per un tempo a Parma è stata proprio quella zebretta lenta, spuntata, svagata. Poi la truppa di Gotti si è dimostrata squadra vera, il gruppo è coeso; l’allenatore, nel primo tempo lì in piedi in panchina impassibile, per i suoi detrattori anche troppo taciturno, ancora una volta ha messo mano alla squadra rivoltandola come un calzino e mettendo in evidenza tutte le difficoltà di un Parma, non a caso penultimo.
Molina e Ouwejan sono entrati alla grande e a questo punto meriterebbero un maggiore utilizzo, Okaka ci ha messo il piglio giusto, De Paul si è preso in mano la squadra da leader vero, Nuytinck pure.
Risultato? Per oltre mezz’ora l’Udinese ha messo il Parma nella sua metà campo, e recrimina pure per un gol annullato per una palla uscita di millimetri, un’occasione sfumata con Nestorovski e forse un rigore non assegnato.
Ma soprattutto è accaduta una cosa: la zebretta ha dimostrato ai leoni, se mai ci fossero dietro, che sarà il caso di cambiare preda. Onestamente, a mezz’ora dalla fine, al Tardini in pochi l’avrebbero detto. E per questo sarebbe il caso analizzarlo per bene quel primo tempo da incubo. —
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