Un anno di Covid, 639 lutti nel Ferrarese
Un anno fa, il 21 febbraio, il coronavirus ha smesso di essere la “febbre di Wuhan” ed è diventato una tragica quotidianità che ancora oggi ci accomuna tutti. Non più un problema lontano ed esotico, ma un pericolo incombente, a due passi da noi, in paesi dai nomi familiari di Codogno e Vo’ Euganeo dove tutto ha avuto inizio con i primi focolai, una parola che insieme a lockdown, distanziamento, assembramento, smartworking, Dad, mascherine e Dpcm si sono fatte largo a gomitate nel nostro vocabolario. Ferrara si era illusa durante le poche settimane in cui sembrava risparmiata dai contagi, con tanto di ipotesi più o meno fantasiose a spiegare questa immunità inesistente. La speranza si è infranta a fine febbraio, con il primo caso di positività: una pediatra di Codigoro contagiata durante una serata di tango che si era tenuta in città il 23 febbraio, due giorni prima del primo Dpcm che aveva chiuso le scuole e sospeso spettacoli, manifestazioni sportive e religiose.
Proprio a Ferrara, peraltro, il venerdì precedente c’era stato un anticipo di “serrata”: il 22 febbraio il rettore di Unife Giorgio Zauli aveva disposto la sospensione delle attività in presenza e organizzato la didattica a distanza. Il 13 marzo il virus ha cominciato a uccidere nel Ferrarese, o perlomeno quella è la data della prima vittima riconosciuta positiva al Covid, un uomo di 85 anni.
Da allora i giorni sono scanditi dai bollettini con i nuovi lutti e i nuovi contagi: 639 i primi, 14.282 i secondi, recita il bilancio ferrarese di un anno di pandemia dopo l’ultimo aggiornamento. Un lunghissimo assedio, appena allentato durante l’estate, con l’altra illusione collettiva di esserne ormai fuori e il corollario di imprudenze dopo le quali il virus è tornato a presentare un conto salatissimo in termini di vite umane e attività al collasso. In autunno siamo precipitati nell’annunciata, temuta seconda ondata, che ha congelato il timido e speranzoso rientro a scuola, determinato ulteriori dolorose chiusure e reso necessaria una serrata natalizia, mentre il conto alla rovescia per il vaccino era cominciata. Il 27 dicembre, il Vax Day, e la corsa all’immunizzazione tra le incognite sulla disponibilità delle dosi e la consapevolezza che bisogna fare in fretta, se pensiamo che da allora ci sono stati altri duecento decessi.
La conta dei lutti dunque è arrivata a 639: cinque le vittime comunicate ieri dalle autorità sanitarie, tutte residenti a Ferrara. Sono un uomo di 78 anni morto il 12 febbraio a Cento, una signora 91 anni deceduta mercoledì nella sua casa, un uomo di 72 anni morto venerdì a Cona; sempre venerdì a Cona sono morti un uomo di 49 anni, con patologie concomitanti e un uomo di 90 anni.
I nuovi contagi comunicati ieri sono 69, tre in più dei guariti, mentre i tamponi con esito negativo sono stati 320, con un’età media di 40 anni e mezzo e 17 sintomatici. Ferrara conta 19 contagiati, 9 Cento, 7 Bondeno, 5 Codigoro, Riva del Po e Terre del Reno, 4 Copparo, 3 Mesola e Portomaggiore, 2 Comacchio, un caso solo ad Argenta, Fiscaglia, Goro, Lagosanto, Tresignana e Vigarano Mainarda, oltre a un residente fuori provincia.
Risalgono i ricoveri a Cona, con dieci nuovi degenti nei reparti Covid, di cui uno in terapia intensiva. E altre 572 persone sono entrate in quarantena, un altro termine con cui abbiamo imparato a convivere. —
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