Crema, l’anti-dandy di Ferrara che amava i panni del cowboy
Giovanni Battista Crema, nato a Ferrara nel 1883, eseguì uno dei propri autoritratti nel 1905. Il dipinto è conservato al museo Revoltella di Trieste. Crema apparteneva ad una famiglia di avvocati, molto agiata. Viveva in pieno centro, nel grandioso palazzo Muzzarelli Crema del Borgonuovo, attuale via Cairoli. I Crema l’avevano acquistato nel 1850, modificandone in gran parte le presenze medievali e rinascimentali e facendolo decorare da artisti locali di gusto eclettico, della scuola del Migliari: ne risultò un “pastiche”, uno stile che rincorre l’altro e poi ne escono tutti perdenti. Ma l’effetto teatrale era assicurato. Crema ottenne la rassegnata accettazione dei parenti alla sua voglia d’arte.
COWBOY E BUTTERI
I maestri privati ferraresi e la scuola d’Arte Dosso Dossi lo iniziarono ai rudimenti della pittura, poi si trasferì a Napoli, verso un percorso simile a quello seguito da altri giovani: dal Romanticismo alle nuove tendenze, come l’inevitabile Divisionismo con le sue indagini sul colore sfibrato e disunito nella luce. Crema, mai mesto e decadente, è un equilibrato ottimista, non aveva una visione cupa dell’esistenza, a parte nelle sue opere di tema bellico, e per raffigurare la miseria e il popolo, sulla scorta delle avanguardie. Le mostre e i viaggi non lo allontanavano che in parte da Ferrara. Qui esponeva con regolarità. La sua città era in piena tempesta dannunziana, e ben pochi resistettero alla fascinazione del Vate. Anche Crema abboccò, ma non per molto. Nell’autoritratto del 1905, Crema è vestito come un anti-dandy o anti-Vate, in modo pratico e comodo. Ricorda l’abbigliamento dei butteri maremmani: giacca di velluto o fustagno, panciotto in tela olona, cappello di feltro di lana. Con tocchi all’italiana del country gentleman della upper class inglese. Qualcuno ha visto in lui una specie di cowboy, e infatti tale è un buttero. Il grande pittore toscano Giovanni Fattori dipinse alcune versioni di paesaggio con butteri, alla fine dell’Ottocento, prima di lui i butteri dell’Agro Romano furono immortalati da Pinelli; poi da Cambellotti (anche con sculture) e Coleman. Crema, senza camicia, indossa una maglia rossa, della quale si intravvede un pezzetto appena. Richiama il “Long John”, la tuta/calzamaglia di intimo maschile che vediamo nei films western. Al collo ha un foulard annodato in modo negligente, una sorta di bandana, il fazzoletto “Wild Rag” che si può legare in diversi modi. Non sempre è di stoffa fantasia, ma spesso in tinta unita.
BUFFALO BILL
La letteratura western esplodeva proprio intorno ai primi del ’900, si pensi ai romanzi di Owen Wister e di Zane Gray, poi seguiti anche da Emilio Salgari. Il mitico Buffalo Bill venne in Italia la prima volta nel 1890, e sfidò i butteri a gara: durante un altro tour del 1906 passò anche per Ferrara. Il cinema muto s’interessò al Far West con i film interpretati da Tom Mix. Nell’autoritratto Crema guarda frontalmente l’osservatore, una scelta insolita. Il colore è divisionista ma dosato, senza il lato visionario che spesso lo denota. De Pisis, suo concittadino, apprezzava Crema a fasi alterne. Valutava gradevole questo «adoratore del colore» che usava un «accordo ardito di ultravioletti, rossi, giallolini». Crema si orientò spesso a raffigurare la vita quotidiana, le donne nella luce, con solare realismo. Dopo la morte della moglie, nel 1946, ebbe una sorta di crisi mistica che lo vide occuparsi di temi devoti.
Morì a Roma il 15 dicembre 1964. Le quotazioni delle sue opere restano basse, ed è inspiegabile, data la loro qualità. Ferrara gli ha dedicato una strada, nella remota zona Diamantina. —
(7 - continua)
Micaela Torboli
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