Un “concentrato” di emozioni nel giardino degli olivi del Dosso
Sembra un’esortazione più che un’orazione questa preghiera nell’orto. Gesù, in solitudine, è inginocchiato su una collina. Ha paura e prega che gli venga risparmiato il martirio: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice”... ma non si sottrae alla volontà divina e allora prega.
SGUARDO AL CIELO
Prega che l’angoscia finisca, prega che la nostalgia della vita non lo allontani dal suo destino, prega che gli venga data la forza necessaria per andare avanti. E così è. Tra tuoni e lampi, una raffica di vento gli alza il mantello e lo riempie di vigore. Alza le braccia e lo sguardo al cielo. Ora il Cristo si sta per rialzare mentre tra le nuvole nere si apre nel cielo un’aureola di croci, di colonne e calici. Strumenti di morte e di salvezza che solo Gesù vede, perché addormentati sono i suoi compagni ai piedi del monte. Dietro di lui, ai bordi del bosco, si compie il suo destino. Un conciliabolo di soldati e un traditore che soffia nell’orecchio di un centurione. Ancora più lontano due figure perse nel paesaggio guardano il cielo in tormenta ma non ne capiscono i segni. Ci vuole Dosso Dossi per concentrare tanta emozione e tanto mistero in così poco spazio. Il passo del vangelo che racconta la preghiera di commiato di Cristo nel giardino degli olivi era materiale frequente per i pittori del cinquecento.
PITTORE DI EMOZIONI
Ma il nostro Giovanni Luteri (così si chiamava davvero Dosso) stravolge le convenzioni e sostituisce la calma meditativa che permea gli esempi dei suoi colleghi con una tempesta di emozioni che tra bagliori di lampi, scoppi di tuono, colpi di vento ed esplosione di gesti non dipinge solo un episodio biblico ma ne raffigura il tormento dell’anima. Dosso, pittore di emozioni che a lungo incantò Ferrara e i suoi duchi. —
(*direttrice Gallerie Estensi Modena e Ferrara)
Martina Bagnoli
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