Canavese, nelle fabbriche 800 addetti senza vaccino «Ma uno su 2 sta cambiando idea»
IVREA. «Non ho mai visto i lavoratori dividersi come in tema di vaccini, contrapposti da spaccature profonde che vanno oltre le singole convinzioni. Occorre stare attenti persino a dire pubblicamente se un’azienda dà i tamponi gratis, cosa che per altro succede in Canavese. Noi sindacati li difendiamo, i vaccini, difendono i posti di lavoro. Detto questo ho l’impressione che una metà la recuperiamo nelle prossime due settimane»: il filo è doppio, riflette Fabrizio Bellino, responsabile Fiom Cgil provinciale di Torino e referente per Ivrea e Canavese, in questi giorni in cui i contagi continuano a salire e il Piemontesi prepara a entrare in zona arancione. Salute e lavoro. Perciò mai come oggi la domanda è: quanti non vaccinati nelle fabbriche del Canavese e quanti sono disposti a cambiare idea? Il tema, come prevedibile, tiene banco anche qui, nelle fabbriche metalmeccaniche del territorio, un migliaio (includendo il Ciriacese) per un totale di 15mila addetti. Dove dal 10 gennaio i no vax entrano in fabbrica solo dopo il tampone e dal 15 febbraio diventerà obbligatorio il Super green pass per i 50enni. Senza scatterà la sospensione.
a casa senza stipendio
Ovvero, a casa senza stipendio (ma con posto di lavoro salvo). «Per i numeri dei non vaccinati occorre fare delle stime, naturalmente – chiarisce in premessa Bellino –. Complessivamente direi tra le 700 e le 800 persone. Diversi mi chiamano, alcuni sembrano titubanti, cominciano a essere meno convinti. Parlando con loro comincio a pensare che nelle prossime settimane uno su due cambierà idea. Personalmente spero anche di più, ma qualcosa sta cambiando». Si resta pur sempre senza salario: dall’8 gennaio è in vigore la misura prevista dal decreto legge 5 gennaio 2022 che prevede l’obbligo vaccinale per tutti gli over 50. Significa che dal 15 febbraio scatta l’obbligo di Green pass rafforzato per tutti i lavoratori (pubblici e privati) e i liberi professionisti di almeno 50 anni. Chi non è ancora vaccinato deve effettuare la prima dose entro il 31 gennaio per ottenere un Green pass rafforzato valido a partire dal 15 febbraio (il certificato verde è rilasciato subito dopo la prima dose ma è attivato il quindicesimo giorno successivo alla somministrazione). E allora suonano come un appello a ripensarci le parole di Patrizia Paglia, presidente di Confindustria Canavese. «L’evoluzione della pandemia purtroppo – sottolinea subito Paglia – fa registrare in questi giorni un notevole incremento dei contagi. La vaccinazione appare pertanto oggi lo strumento principale sia per evitare la reintroduzione di misure restrittive delle libertà personali, come avvenuto a inizio 2020, sia per permettere lo svolgimento senza rallentamenti delle varie attività economiche». I lavoratori che scelgono di non sottoporsi alla vaccinazione, continua, «espongono i vari soggetti con i quali entrano in contatto durante l’espletamento della propria attività lavorativa a un maggiore rischio di contrarre il virus, pertanto riteniamo che tale provvedimento possa consentire di superare al più presto la nuova emergenza. L’obbligo del Green pass per i lavoratori permette di rafforzare la sicurezza nei luoghi di lavoro e, nello stesso tempo, di sostenere le attività imprenditoriali».
sopperiscono gli interinali
Perché andranno messe in conto pure le sospensioni nell’organizzazione dei turni. «Già oggi – riprende Bellino – le tante assenze per Covid e quarantene, se da un lato riescono a essere gestite dall’automotive che sta registrando un rallentamento, negli altri comparti stanno mettendo a dura prova la programmazione del lavoro. Ora si sta sopperendo con gli interinali, ma come sappiamo ci sono figure professionali molto specializzate non semplici da trovare».