Peste suina sui Colli e nella Bassa padovana. «Ora misure immediate. I cinghiali possono diffonderla»
ESTE. Si teme che la presenza nell’area del Parco Colli di almeno 10 mila cinghiali possa favorire il diffondersi della peste suina africana, con effetti catastrofici per i circa 2. 000 allevamenti di suini presenti nella provincia di Padova, 320 dei quali di grosse dimensioni con circa 105 mila capi allevati ogni anno, per una produzione di carne che nel 2020 è stata stimata in oltre 24 mila tonnellate. Una produzione in gran parte destinata ad una delle eccellenze della nostra regione: il Prosciutto Veneto Berico Euganeo prodotto nella zona del Montagnanese.
CONFINDUSTRIA
«Siamo preoccupati per l’allarme sanitario legato alla peste suina, dopo i casi accertati in Liguria e in Piemonte dov’è stato attivato un cordone sanitario», afferma Rudy Milani, presidente regionale e nazionale della federazione settore suini di Confagricoltura.
« Il numero degli ungulati è fuori controllo, bisogna adottare misure di contenimento efficaci, con catture e abbattimenti mirati, a cominciare dalle aree dei Colli Euganei e della pedemontana Trevigiana».
Gli fa eco Michele Barbetta, presidente di Confindustria Padova che ricorda che il problema, nonostante anni di appelli e di iniziative per sollecitare una soluzione, è ancora lungi dall’essere risolto.
«Nelle ultime settimane ci sono state nuove incursioni degli ungulati nella zona della Vallette, devastando il grano da poco seminato e scavando buche alla ricerca di vecchi chicchi di mais», spiega Barbetta.
«Le azioni con i selecontrollori mirate a contenere il numero degli animali nel Parco Colli hanno dato buoni frutti, ma non sono sufficienti perché i cinghiali si stanno espandendo anche in pianura. Confagricoltura e le altre organizzazioni del mondo agricolo hanno messo a punto un piano di eradicazione, ma problemi di carattere burocratico ne stanno rallentando la realizzazione», conclude l’analisi Barbetta.
CIA PADOVA
«Chiediamo alla Regione Veneto di istituire un tavolo urgente sulla peste suina alla luce della definizione da parte della Commissione Europea, nei giorni scorsi, di diverse aree infette in Piemonte e in Liguria», afferma il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini.
«La malattia, infatti, si può trasmettere tra i cinghiali e i maiali. La nostra provincia, in particolare la zona del Parco colli, è potenzialmente interessata a motivo della presenza di migliaia di ungulati e l’epidemia rischia di arrivare agli allevamenti padovani di suini. Non dobbiamo farci trovare impreparati qualora venisse scoperto un focolaio; al contrario siamo chiamati a mettere in campo fin da subito una strategia utile ad arginare un’eventuale, ma possibile, proliferazione della psa», sottolinea Antonini
I NUMERI
Nella provincia di Padova il settore suinicolo, che incide per il 17% sul totale del Veneto, vale 35 milioni di euro all’anno, mentre la produzione complessiva annua è di 24. 641 tonnellate. «I dati indicano che è un settore strategico e non possiamo permetterci battute d’arresto», aggiunge Antonini. «Le misure di bio-sicurezza degli allevamenti hanno standard elevatissimi, che verranno rafforzati nelle prossime settimane al fine di tutelare le aziende zootecniche, a rischio tracollo nell’ ipotesi di focolai. Chiediamo alle Istituzioni di mantenere alto il livello di allerta. Ci rammarichiamo della scellerata gestione del problema della fauna selvatica da parte dei decisori politici, all’origine di questo allarme sanitario».
IL PARCO COLLI
Il presidente del Parco Colli, Riccardo Masin, è consapevole che prima o poi la peste suina africana arriverà anche sugli Euganei. «Siamo in stretto contatto con la Regione e con l’istituto Zooprofilattico di Legnaro dove vengono inviati tutti i cinghiali trovati morti nel territorio dei Colli», spiega Masin. «Raccomandiamo a chiunque trovi un animale selvatico morto, di segnalarlo ai nostri uffici di Este. Per i cinghiali che vengono abbattuti dai selecontrollori le analisi vengono fatte dai veterinari al momento che l’animale arriva al macello».