Pinarello, addio a piazza del Grano. La storica bottega saluta Treviso dopo 70 anni
TREVISO. Ultimo giorno. Stasera in piazza del Grano cala un altro sipario, ed è di quelli che pesano. Si spengono le luci di Pinarello, la bottega aperta nel 1954 fa da Nani (di cui ricorre proprio quest’anno il centenario della nascita: coincidenza quantomeno anomala) con la moglie Ida. Due anni dopo essere sbarcato in quella piazza, dall’altra parte, sul lato di borgo Cavalli.
Settant’anni di storia esatti, e non qualsiasi, che salutano il centro e una città. E a ruota potrebbero seguire il retrostante magazzino e la piccola officina con la vetrina delle bici, soprattutto da donna e da città, lungo via casa di Ricovero, spina dorsale di quello che è stato il distretto Pinarello – tutto: residenza, officina e impresa – fino al 1985, quando l’azienda è stata trasferita in viale della Repubblica.
I bene informati della piazza dicono che la decisione fosse nell’aria da tempo, e che la famiglia – casa e bottega lì, anzi casa e botteghe, come nei migliori copioni del Nordest – abbia provato a resistere fino all’ultimo. Lì ha fatto la gavetta, per poi guidare il negozio per quattro decenni, Carla Pinarello, mentre Fausto e il compianto Andrea, gli altri eredi di Nani e Ida, entravano in azienda per imboccare la carriera di manager con i cognato Roberto.
Andrea è scomparso tragicamente nel 2011, ora nella cicli Pinarello c’è solo Fausto, dopo il riassetto societario che ha visto uscire gli altri eredi. Socio di maggioranza è il fondo L Catterton, del colosso mondiale del lusso Lvmh: storia e tradizione, per quanto leggendarie, devono inchinarsi alle scelte aziendali. E le ragioni di cuore e memoria, evidentemente, piegarsi al business.
Pare che la chiusura fosse stata programmata inizialmente a fine febbraio, ma che poi i vertici aziendali, il ceo Antonio Dus in testa, abbiano deciso negli ultimi giorni di anticipare i tempi. Tutto verrà spostato in viale della Repubblica dove lo store già oggi fattura molto di più della bottega, in un confronto quasi ìmpari.
Una razionalizzazione annunciata, ma che era rimasta per cosi dire sospesa. Fino a ieri, quando qualcosa è trapelato, con l’effetto di una bomba non solo in piazza del Grano. Da molti anni in negozio erano rimasti l’abbigliamento sportivo e gli accessori, di altissima gamma, pane quotidiano di cicloamatori e atleti. Ultimo responsabile della bottega è stato Fabio Guglielmini, pilastro del negozio dopo che Carla ha lasciato. Ma anche lui, fra poche settimane, andrà in pensione. E così, alla fine, tutto verrà concentrato a Fontane di Villorba.
Di cosa pensate si parlasse ieri in piazza del Grano? Dalla prima mattina, in molti sono entrati in bottega, timidamente, a chiedere al personale se fosse vero, a manifestare incredulità, a fare i conti con una notizia che sembrava impensabile.
Diventa persino difficile pensare da domani la piazza senza quella bottega – e gli annessi sul retro – che è stata un’istituzione, la meta di un pellegrinaggio sportivo da tutta Italia, da tutta Europa dal mondo intero, di chiunque avesse la passione della bici, anche solo per perdere un po’ di pancia in modo sano
Da quando la leggenda della maglia nera del 1951 si è trasformata in una saga di impresa, tecnica, intuito, fiuto per i campioni e in una bacheca impareggiabile di Tour, Giri, corse a tappe.
Ma perché, adesso, davanti a quella bottega, tutto viene travolto da una vena di malinconia?
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