Rimorchiatori, la concessione diventa un caso in Porto a Venezia tra proroghe e caro tariffe
VENEZIA. Una proroga, l’ennesima, della concessione già scaduta. E l’aumento delle tariffe annuali del 16,70% accordato dalla Capitaneria a fine 2021. Ci sono questi due elementi dietro il rischio di una guerra interna al Porto di Venezia per il rinnovo della concessione del servizio di rimorchio portuale a Venezia e Chioggia affidata alla società Rimorchiatori Riuniti Panfido.
La cui concessione ventennale era già scaduta a fine 2020. Ma che, invece di passare attraverso una nuova gara per la riassegnazione del servizio aveva già ottenuto un proroga automatica. Cioè quella annuale prevista dal decreto legge Rilancio, emanato dal governo per contrastare gli effetti deleteri della pandemia.
Peccato che il bando non sia stato realizzato nemmeno nel 2021 dal Porto, e pertanto il servizio affidato a Panfido sarebbe stato scoperto per l’inizio del 2022. Ecco allora che subentra una nuova proroga, ancora una volta usando come pezza d’appoggio il decreto Rilancio.
Un passaggio considerato «scontato» dalla diretta interessata, dal momento che una situazione simile (quella cioè di una concessione scaduta e dell’assenza di un nuovo bando) è avvenuta anche in altre realtà come Civitavecchia e Genova. E che tuttavia ha fatto storcere la bocca non poco agli operatori portuali veneziani.
Anche perché insieme alla proroga è arrivata anche una successiva ordinanza da parte della Capitaneria di Porto con il rinnovo delle tariffe fissate a fine 2019. Un rinnovo che ha portato però a un aumento corposo delle tariffe stesse come richiesto dalla stessa società Panfido: +16,70% (anziché 18,4%). Il motivo di questo rincaro? Aumento dei costi fissi, del personale, dei rincari provocati dalla pandemia, dello stop alle grandi navi.
C’è da dire che rispetto alle tariffe, esiste un meccanismo di ricalcolo basato su una formula ministeriale fin dal 2003, e che esiste l’obbligo di rinnovarle ogni due anni (l’ultimo ricalcolo risale al 2019, esattamente due anni fa). Punto, quest’ultimo, su cui le associazioni di categoria chiedono urgenti riforme per portare l’arco temporale da due a cinque anni.
Ecco perché, tornando alla realtà veneziana, l’ultimo incremento secondo alcuni andrebbe ad aggiungersi ai nodi tutt’ora da risolvere nel Porto di Venezia: dragaggi, infrastrutture, futuro delle crociere. Ecco perché rispetto al rinnovo delle tariffe era arrivato il parere contrario di Federagenti, Assoarmatori e Confitarma (a favore invece Assorimorchiatori e Federimorchiatori).
La stessa Autorità di Sistema Portuale avrebbe criticato le «anomalie» nella procedura per l’adeguamento tariffario, con tanto di effetti «distorsivi»: «Per determinare gli incrementi», le parole rilasciate al portale specializzato Shipping Italy, «non sembra infatti ragionevole basarsi sui dati di traffico di ben due anni precedenti; né appare corretto che il rischio di impresa sia ribaltato sull’utenza portuale». Sta di fatto che ora la Capitaneria ha già accolto la richiesta di un incontro sul futuro bando con le associazioni di categoria sul piede di guerra per il timore che l’ultima proroga con aumento delle tariffe possa comportare un discusso precedente.