Venezia e l’entroterra piacciono ai criminali. Qui ’ndrangheta, camorra e triadi cinesi
VENEZIA. Con 128 beni confiscati, la provincia di Venezia è al secondo posto in Veneto, dopo Vicenza, nella graduatoria dei territori dove lo Stato è riuscito a togliere alle mafie quello su cui avevano investito i loro sporchi guadagni. Ma pure qui, come nel resto del Veneto, solo in minima parte questi beni sono stati assegnati alla comunità. Di questo patrimonio solo 16 beni sono stati assegnati a enti locali, mentre 59 sono in gestione per una possibile assegnazione.
Ben 53 sono in attesa di avere una destinazione e nel frattempo sono lì che deperiscono e perdono di valore. Nella graduatoria delle confische al primo posto ci sono gli appartamenti con ben 44 abitazioni tolte ai criminali, seguono i garage e i posti auto (41), i magazzini e locali deposito (8), le abitazioni indipendenti (5), locali adibiti a negozio (5), terreni edificabili (2), terreni agricoli (2), tettoia chiusa (1), altri beni minori (20). Si tratta di beni sequestrati ad associazioni di stampo mafioso, ma pure di criminalità comune o bande di truffatori e di ladri.
Il comune dove si trova il maggior numero di questi beni è quello di Venezia. Qui lo stato se ne è ripresi ben 39. Si tratta quasi esclusivamente di appartamenti. Ci sono anche dei negozi e un terreno. Il maggior contributore in questo caso è stato l’imprenditore cinese Keke Luca Pan.
Al “re della prostituzione” che aveva costruito un impero nel cuore di Mestre, trasformando via Piave nella sua personale “strada del piacere”, sono stati confiscati 13 appartamenti, un’autovettura di lusso, 5 negozi, sette società e due ditte individuali. Il tutto per un valore che supera i tre milioni di euro. Pan fu condannato a quasi otto anni per sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina.
L’altra area di consistenti sequestri e confische è quella della Riviera del Brenta. Riguarda naturalmente beni che appartenevano ai componenti della banda di Felice Maniero. Qui tra Campolongo Maggiore, Camponogara, Campagna Lupia, Mira e Martellago, lo Stato si è ripreso la villa di Maniero, il suo campo da tennis e anche la piscina, alcune case dei suoi fedelissimi e vari appartamenti. In totale, sono 34 beni comprese pure alcune auto.
Sul litorale, in Veneto orientale e nel Portogruarese, tranne alcuni alloggi di appartenenti ad affiliati della mala del Brenta, a un terreno con rustico di una famiglia di sinti solita alle truffe, e ad alcuni immobili appartenenti a un operatore finanziario, il resto è stato tolto ad appartenenti a clan mafiosi, in particolare alla ’ndrangheta e alla camorra. Qualcosa riguarda anche Cosa Nostra.
Beni, questi, frutto di investimenti fatti per lo più da persone che non vivono sul territorio, ma che negli anni sono venuti a fare acquisti in zona. Hanno comprato villette a schiera, appartamenti in residence, chioschi sulla spiaggia, bagni o sono entrati in società con i gestori di attività alberghiere. Guardando i dati, nel Portogruarese le confische riguardano 24 beni, mentre a San Donà e dintorni siamo a quota 17, a Jesolo ci si ferma a 7 e a San Michele al Tagliamento (Bibione) 3.
Per quanto concerne le ultime operazioni contro il clan dei casalesi di Donadio e le varie operazioni che hanno riguardato la ’ndrangheta, bisogna attendere gli iter previsti per passare dalla convalida dei sequestri alla confisca.