Pasta, pane e vino: in arrivo la stangata. Otto esempi per capire quanto sarà più cara la spesa
Sembrava che non sarebbe accaduto, che gli aumenti delle materie prime, dei semilavorati e dell’energia elettrica che da qualche mese avevano cominciato a interessare le aziende si sarebbero risolti in poco tempo. Gli imprenditori lamentavano la mancanza di materiali nelle industrie edili, della meccanica, della plastica e aumenti esorbitanti ma, tutto, sembrava destinato a finire nel giro di pochi mesi, giusto il tempo di trovare un equilibrio tra domanda, offerta e produzione.
Non è andata così e la schizofrenia dei mercati internazionali è arrivata, com’era invece prevedibile per i più attenti, a produrre effetti negativi direttamente davanti alla porta delle nostre case. Prima con l’aumento delle bollette del gas e dell’energia elettrica, ora con il rincaro dei prodotti che mettiamo nel carrello della spesa. Uno dei primi segnali di allarme è arrivato dalla pasta e dai derivati della farina il cui costo di produzione è raddoppiato, fino a raggiungere un +60%. Aumenti per i pastifici troppo alti per non venire presi in considerazione: i produttori hanno presentato subito i listini con i nuovi prezzi.
È stato solo l’inizio. Ai titolari dei negozi e della grande distribuzione sono arrivati nel giro di qualche settimana anche i nuovi prezzi proposti per altri prodotti: passata di pomodoro, latticini, prodotti di carta. Aumenti richiesti dalle aziende produttrici compresi in media tra il 5 e il 30%. In alcuni casi il ritocco dei prezzi di listino è motivato dall’aumento della materia prima in altri dai costi dell’energia (anche in questo caso raddoppiati) o del packaging: vetro, plastica e carta hanno da mesi forti rialzi.
Cosa accadrà da qui a qualche settimana? Sembra scontato: ci saranno aumenti medi generalizzati, non una fotocopia dell’aumento dei costi ma solo perché le aziende dovranno valutare anche di non rischiare di perdere quote di mercato. Il recupero dei costi sostenuti sarà ripartito tra aziende produttrici, distribuzione e ovviamente consumatori. «La grande distribuzione – spiega Valter Geri, presidente del Consorzio Conad – ha previsto che ci saranno effetti anche sui consumi. Con l’aumento delle prime bollette ci sarà una riduzione della spesa: tutti ci siamo mossi per calmierare gli aumenti proponendo dei pacchetti di prodotti di prima necessità con il prezzo bloccato. Stiamo cercando di assorbire una parte degli aumenti dei nostri fornitori».
Una strategia condivisa che dovrebbe portare a un aumento – secondo la grande distribuzione – del costo totale della spesa in media tra il 2 e il 3%. Almeno fino a fine marzo. Una previsione però, probabilmente al ribasso, dal momento che i fornitori premono e chiedono aumenti medi tra il 10 e il 15%. Sembra improbabile che la grande distribuzione possa accollarsi una differenza così elevata. Almeno a lungo termine. Anche Coop ha appena lanciato una campagna con 200 prodotti a marchio con “prezzi protetti”. «Ma ci sono già stati degli aumenti di 2-3 punti percentuali per alcuni prodotti, ad esempio le passate di pomodoro», commenta Maura Latini, amministratrice delegata di Coop Italia. «Ciò che non si dice – conclude – è che ci sono tutti i presupposti di una possibile guerra commerciale, di tutti contro tutti. Questo se non governato può distruggere le nostre filiere».
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