La prima di “Evolution” nuovo film di Mundruczó inaugura venerdì il Trieste Film Festival
TRIESTE «Mentiremmo se dicessimo che non viviamo con emozione questo momento: veniamo da un anno complesso dove il festival si è potuto svolgere solo online, anche se ci ha portato un arricchimento nell'incontro con un pubblico nuovo, regalandoci soddisfazioni e idee. Fino a pochi giorni fa non eravamo nemmeno sicuri che saremmo stati qui, oggi, a presentare la nuova edizione. Invece, ci siamo: siamo qui, pur con molta attenzione e circospezione, felici di presentarvi un programma che mantiene l'identità che ci è riconosciuta».
È un coro unanime e sentito, quello espresso dai direttori artistici Nicoletta Romeo e Fabrizio Grosoli e dalla presidente Monica Goti: il ritorno del Trieste Film Festival in presenza è insieme gioioso e inaspettato. Il festival dunque torna «creando ponti in un'Europa che ora più che mai ci sta a cuore e attivando sinergie, che fan parte del nostro dna». Fil rouge? Un cinema giovane, con tante opere prime e seconde, fatto in larghissima parte da autrici e registe donne.
Le date
Al via dal 21 al 30 gennaio l'edizione numero 33: il Trieste Film Festival va subito a segno assicurandosi il nuovo lungometraggio diretto dall’ungherese Kornél Mundruczó, già premiato a Venezia e candidato all'Oscar. Martin Scorsese come produttore esecutivo, "Quel giorno tu sarai (Evolution)" sarà il film d'apertura venerdì 21, che uscirà poi nelle sale italiane il 27: cast formidabile e messinscena che lascia a bocca aperta per i suoi incredibili piani sequenza.
Formula ibrida in sala e online
Il festival potrà contare dal 21 al 27 su tre sale della città: Politeama Rossetti, Cinema Ambasciatori e Teatro Miela, e dal 26 al 30 sulla piattaforma online di MYmovies. «Non abbiamo voluto abbandonare le piattaforme - sottolinea la presidente Goti -: ci han dato la possibilità di farci arrivare fin dove non eravamo mai giunti, quarto festival per numero di accessi. Fruttuosa collaborazione, quindi, che continua». Anche se tornare in presenza non ha prezzo: «crediamo sia un evento che vada vissuto in maniera corale, con l'invito di tornare a vivere i luoghi di cultura in sicurezza».
Il festival c'è, confermando non solo la sua vocazione "borderless" senza confini ma anche la sua struttura: vengono confermate le nuove sezioni varate lo scorso anno, che si svolgeranno per la prima volta in sala. «Non etichettabili, classificabili e inquadrabili nel mercato tradizionale - spiega Grosoli - presenteremo sia i film di Fuori dagli sche(r)mi che quelli di Wild Roses: la scorsa edizione le registe erano polacche, mentre quest'anno provengono da un paese poco conosciuto come la Georgia».
Eurimage ha scelto Trieste
Che il festival non sia nuovo al cinema al femminile è ben noto: «Alpe Adria Cinema è nata da una grande donna, Annamaria Percavassi - evidenzia Nicoletta Romeo - e per noi è una vocazione naturale includerle. C'è un dibattito in corso ma qui è un discorso avviato da sempre, con percentuali elevatissime nelle presenze: le giovani donne stanno portando nuova linfa e linguaggi, spirito ed energia», facendo emergere anche l'altissima qualità di Paesi più piccoli, come ad esempio il Kosovo. «Tale interesse - continua la direttrice - ci ha premiato: Eurimage ci ha scelto e una regista presente al festival riceverà l'Audentia Award, premio da 30mila euro (cerimonia martedì 25 gennaio al Rossetti, ndr): è un segnale tangibile che premia le registe dell'Europa».
I tre concorsi
Il cuore del festival saranno i concorsi internazionali dedicati a lungometraggi, cortometraggi e documentari, che si confermano nucleo centrale del programma. «Scorrevo l'elenco dei registi partecipanti - annuncia Grosoli - e l'80/90% sarà a Trieste. Non raccontiamo il ricchissimo programma in dettaglio ma il cinema che vi mostreremo quest'anno è quello che abbiamo potuto vedere nei mesi scorsi: vitale, vivo, coraggioso».
Tanta Trieste
Rabdomante di talenti in giro per l'Europa, il festival giocherà anche tanto in casa. Ci sarà molta Trieste: dal documentario di Gioia Magrini dedicato a Tullio Kezich, passando per Alba Zari, «sguardo interessante di fotografa e artista», al "Piccolo corpo" di Laura Samani divenuto film di culto. E poi il documentario su Bobi Bazlen, con cameo di Daniele del Giudice, l'affascinante “L'ultimo calore d'acciaio” sulla Ferriera e il taglio obliquo di Cristian Natoli nel raccontare Gorizia dando voce agli immigrati in "The Jungle".