Trieste dà l’addio a Carlo Celli, l’architetto che segnò un’epoca
TRIESTE Aveva coltivato una doppia passione, prima per il cinema e poi per l’architettura, intesa non solo sotto il profilo urbano ma anche sotto quello spirituale. Carlo Celli è mancato nei giorni scorsi ma le sue opere, realizzate insieme al fratello Luciano e a Dario Tognon, resteranno a lungo nel panorama cittadino e non solo.
Nato a Trieste nel 1936, Carlo Celli, dopo le scuole aveva deciso di intraprendere proprio la carriera cinematografica e per inseguire il sogno della regia si era spostato a Roma, dove aveva studiato al Centro sperimentale di cinematografia. A ricordare questo passaggio nella vita di Carlo è il fratello Luciano, di quattro anni più giovane: «Da Roma, dopo due anni, si era però spostato a Venezia per studiare architettura, materia che lo aveva rapito. Io avevo deciso di seguirlo appena diplomato».
Subito dopo la laurea, insieme all’amico Tognon, Carlo Celli aveva aperto lo studio Celli-Tognon, diventato un simbolo dell’architettura triestina. «Il primo lavoro – ricorda Luciano Celli – fu la chiesa parrocchiale di Santa Teresa in via Manzoni, questo grazie al parroco dell’epoca che era stato insegnante di religione di Tognon». Tantissime risultano essere le opere realizzate dallo studio, talmente tante che è impossibile qui citarle tutte. Tra queste compaiono ad esempio il liceo scientifico Galileo Galilei o il Centro di calcolo della Cassa di Risparmio a Valmaura.
Ma ci sono poi gli interventi che hanno di fatto cambiato la skyline cittadina, come il complesso edilizio di Rozzol Melara e la nuova sede del Lloyd Adriatico a Sant’Andrea. Una delle ultime grandi opere firmate da Carlo Celli e il suo team fu lo stadio dedicato a Nereo Rocco, disegnato nel 1986 insieme all’ingegner Mario Zarattini.
Tutto il materiale dello studio, chiuso dopo 33 anni, è stato donato all’Archivio di Stato. Carlo Celli teneva soprattutto allo studio dello spazio liturgico e alla progettazione degli ambienti ecclesiastici, realtà a cui era vicino grazie alle amicizie con i vescovi Antonio Santin e Lorenzo Bellomi. Attivo nel mondo dell’ecumenismo, era anche impegnato nel costruire ponti tra il mondo cattolico e quello ebraico.
La sua “missione” era infatti quella di incidere non solo sull’aspetto urbanistico e architettonico delle città, ma anche in quello sociale e spirituale. Proprio attraverso la progettazione delle chiese si può così vedere l’evolversi del linguaggio architettonico, passato da uno stile razionalista e “brutalista” dell’inizio al linguaggio post moderno degli anni 80- 90. «Mio fratello era molto religioso – ricorda ancora Luciano Celli – e per questo le opere di cui era più orgoglioso erano le chiese». Tra le altre si ricordano quelle di Zindis a Muggia, di San Marco a Campanelle e di San Luca a Rozzol Melara. «Ricordavamo con piacere – aggiunge Luciano Celli – anche il centro della Fondazione Brovedani a Gradisca». Non esisteva solo Trieste, insomma, per lo studio Celli-Tognon: «Abbiamo partecipato a numerosi concorsi nel mondo ed era una bella sfida confrontarci con altri architetti a livello internazionale» conclude Luciano Celli. Graziella Bloccari, presidente dell’Ordine degli architetti di Trieste, ricorda con commozione Carlo Celli: «Il suo studio è stato un punto di riferimento per tutta l’architettura della città e per chi si avvicinava a questa professione. Riusciva a rendere speciale anche un “banale” condominio seguendo il progetto in ogni particolare. Persino le maniglie delle porte. Al fratello e a tutta la famiglia le più sincere condoglianze». I funerali si terranno giovedì 20 alle 10.30 nella chiesa della Beata vergine delle Grazie di via Rossetti