Crisi Ucraina, tutti gli scenari di guerra. Ecco cosa vuole Putin e come rispondono gli Usa e l’Ue
Tornare ai confini Nato del 1997. La richiesta di Mosca non è così diretta, ma è quello che vuole il Cremlino per fermare i piani d’invasione dell’Ucraina. Una richiesta che l’Alleanza atlantica sembra orientata a rispedire al mittente come ha detto pochi giorni fa il segretario generale Jens Stoltenberg: «I Paesi membri della Nato decidono chi entra, non certo Mosca».
E così mentre Vladimir Putin nega che l’invasione dell’Ucraina sia vicina, gli Stati Uniti sono convinti che si tratti solo di una questione di giorni. Al punto che ieri l’ambasciata Usa a Mosca ha avvertito gli americani in Russia di possibili «attacchi a centri commerciali, stazioni ferroviarie e della metropolitana e altri luoghi pubblici di ritrovo nelle principali aree urbane, comprese Mosca e San Pietroburgo, così come nelle aree di maggiore tensione lungo il confine russo con l'Ucraina». Un avvertimento «molto insolito» secondo il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ma di certo la situazione resta delicata.
I soldati russi al confine con l’Ucraina sono circa 150mila e quello che potrebbe accadere mette a repentaglio la sicurezza dell’intera Europa. D’altra parte anche nel 2014, quanto la Russia ha conquistato la Crimea, Mosca negava di pianificare un attacco. I 150mila soldati al confine dell’Ucraina, la presenza in Bielorussia e altri 40mila uomini inclusi i separatisti sostenuti da Mosca fanno pensare che l’attacco possa essere imminente.
Putin continua a ripetere che la Russia non vuole la guerra ed è pronta a negoziare, concordando con la Francia di intensificare gli sforzi diplomatici, ma minaccia ritorsioni «tecnico militari» se le sue richieste di «garanzie di sicurezza» non venissero soddisfatte.
Le richieste, però, sono chiare e passano tutte per un allontanamento di Kiev dalla sfera d’influenza occidentale, dalla Ue alla Nato: motivo per cui Mosca non vuole che l’Ucraina entri nell’alleanza atlantica. D’altra parte i russi non hanno alcuna intenzione di rinunciare alla loro sfera d’influenza sul Paese: quando gli ucraini hanno deposto il loro presidente filo-russo all’inizio del 2014, la Russia ha prima annesso la penisola di Crimea e ha poi sostenuto i separatisti in costante conflitto con l’esercito regolare.
Insomma, tutto parrebbe ruotare intorno all’eventuale adesione dell’Ucraina alla Nato: per Mosca è cruciale riformulare il proprio rapporto con l’Alleanza Atlantico.
In primo luogo, vuole un impegno legalmente vincolante che la Nato non si espanda ulteriormente: «Per noi è assolutamente obbligatorio garantire che l’Ucraina non diventi mai e poi mai un membro della Nato», ha affermato il viceministro degli Esteri Sergei Ryabkov.
D’altra parte Putin ha parlato del crollo dell'Unione Sovietica nel dicembre 1991 come della «disintegrazione della Russia storica» e considera gli attuali leader dell'Ucraina come un «progetto anti-russo». Di più: è convinto che se l’Ucraina si unisse alla Nato, l’alleanza potrebbe tentare di riconquistare la Crimea.
Le altre sue richieste fondamentali sono che la Nato non dispieghi «armi d’attacco vicino ai confini della Russia» e che rimuova le forze e le infrastrutture militari dagli stati membri che hanno aderito all’alleanza dal 1997. Ciò significa Europa centrale, Europa orientale e Paesi baltici.