Viaggi, festival e incontri: Pasolini in 170 ritratti di famosi fotografi stranieri
Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo del 1922, cento anni fa. Una data che si appresta a essere celebrata con moltissime iniziative in tutta Italia per riproporre, se ancora ce ne fosse bisogno, la centralità di questa figura di intellettuale e artista che ha attraversato da assoluto protagonista con il suo cinema, i suoi libri, la sua poesia, il suo acume critico e la sua appassionata vis polemica buona parte della seconda metà del secolo scorso.
Tra le prime iniziative in arrivo anche nella nostra regione, dove Pasolini ha affinato nell’immediato dopoguerra la sua originale e personalissima vocazione all’arte e alla politica, una grande mostra a Villa Manin di Passariano di Codroipo dal 27 maggio al 2 ottobre, curata da Silvia Martin Gutiérrez e promossa da Erpac (Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia) con contributi di Cinemazero di Pordenone e del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia.
“Pier Paolo Pasolini. Sotto gli occhi del mondo”, questo il titolo dell’esposizione che allinea oltre 170 ritratti, molti inediti, rari e non visti dell’artista friulano, con interi servizi fotografici di grandi fotografi, soprattutto stranieri (alcuni di eccezionale fama, come Richard Avedon, Herbert List, Henri Cartier-Bresson, Jerry Bauer, Jonas Mekas, Lütfi Özkök, Erika Rabau, Duane Michals, Philippe Koudjina, Marli Shamir e tanti altri) e sui luoghi, sui momenti e sugli incontri che hanno contraddistinto la vita di Pasolini, restituendone l’immagine di uomo e artista nel mondo, fissata per sempre in decine e decine di pose diverse.
La mostra scaturisce da un approfondito e pluriennale lavoro di ricerca negli archivi di tutto il mondo condotto dalla curatrice, affiancata per questa occasione da Marco Bazzocchi e Riccardo Costantini.
Si potranno vedere così per la prima volta servizi fotografici che raccontano, ad esempio, l’incontro di Pasolini con Man Ray, quando andò a proporgli di disegnare il manifesto di Salò; Pasolini a Stoccolma dove era andato alla fine di ottobre del 1975 per farsi conoscere nell’ambiente del Premio Nobel; Pasolini nei Sud del mondo, con Alberto Moravia, Dacia Maraini, Maria Callas; Pasolini che va a cercare l’alterità, l’anomalia, per poi ricostruirla sui set dei suoi film.
O ancora nei Festival cinematografici e altre occasioni, dove incontra e si confronta con intellettuali e cineasti della sua stessa caratura (Orson Welles, Agnès Varda, Jonas Mekas, Jean-Luc Godard…). Pasolini, e questa mostra lo testimonia in maniera esaustiva, è stato probabilmente l’artista più fotografato del Novecento.
Dai primi anni ’50, quando sbarca a Roma fino a pochi giorni prima di morire il 1 novembre del 1975 assassinato all’idroscalo di Ostia, Pasolini viene ritratto in centinaia di situazioni, sia pubbliche che private.
Il fatto che Pasolini abbia messo al centro della sua opera i luoghi dove non dominano le regole del mondo borghese occidentale: il Friuli contadino del dopoguerra, le periferie romane, quelle del nostro Sud e i continenti inesplorati, come le grandi metropoli, Parigi e New York, lo ha fatto oggetto di una grande curiosità che ha scatenato attorno a lui come uomo e artista le macchine fotografiche di tutto il mondo. In mostra risulterà evidente anche un altro interessante aspetto della personalità di Pasolini, proprio in relazione al suo rapporto con la macchina fotografica, quel voler cioè essere sempre diverso, differente da come lo si aspettava.
Un rapporto che a differenza di quello con la scrittura o il cinema, cui Pasolini ha dedicato studi e numerosi saggi, non si fonda su riflessioni ma si anima dell’occasionalità della situazione.
Instaurando, come scrive la curatrice, “una lotta segreta tra lo scrittore e la macchina fotografica: quando si trova in spazi domestici, Pasolini assume il ruolo dell’intellettuale che sta alla scrivania o del figlio adulto che non si vergogna di presentarsi sempre affiancato dalla madre; quando invece si trova in mondi lontani concentra su di sé la forza degli obiettivi riempiendo ogni scatto con la sua fisicità. In un certo senso li rende ancora più estranei attraverso se stesso.
Ogni fotografo ha sottolineato in modi diversi questo rapporto: uno scrittore che si mostra con eleganti vestiti borghesi ma anche in canottiera e costume da bagno, un volto che sembra – talvolta – sorridere ma anche guardare ferocemente verso il mondo, come per sfidarlo, occhi che catturano l’obiettivo ma anche che si sottomettono dolcemente allo scatto del diaframma”.
La mostra di Villa Manin, con le sezioni complementari del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, si impreziosisce di altre suggestioni, oltre a quelle offerte dalle fotografie, grazie a un ricco apparato documentario – giornali, dichiarazioni, interviste, video inedite sequenze audio – per contestualizzare le occasioni in cui sono nati i servizi fotografici.
La mostra “Pier Paolo Pasolini. Sotto gli occhi del mondo” vuole portare nel luogo dove Pasolini si è formato come poeta, il Friuli, e in tutti i luoghi dove è avvenuta la sua inarrestabile evoluzione: dal Friuli al mondo. —