La Valle Agordina, la “volpe” Denise insegna ai bambini a superare le difficoltà
LA VALLE AGORDINA. Sulla scrivania, davanti a una riga impeccabile di evidenziatori colorati a cui, poco più in là, fanno compagnia dei post-it segnapagina della stessa natura, c’è una volpe. Non è, però, quella che denigra l’uva per non essere riuscita a raggiungerla o quella che adula il corvo affinché le molli il formaggio che ha nel becco. Non è nemmeno quella del Piccolo Principe che deve essere addomesticata. «È una volpe tranquilla e attenta», spiega Denise De Zaiacomo, «prima di aprire lo studio le vedevo qui attorno e mi davano una sensazione di calma. Per questo l’ho scelta come logo per il mio biglietto da visita».
Non lo dice esplicitamente, ma è evidente che sente di assomigliarle. D’altronde Denise, 28 anni, ha imparato a fare quello che ogni giorno cerca di insegnare ai bambini e ragazzi che si recano da lei, al piano terra del vecchio caseificio ristrutturato dal Comune di La Valle Agordina, lungo la strada che conduce al Passo Duran, per valutazioni e potenziamenti nelle difficoltà educative e di apprendimento. «Credo», dice infatti, «che sia fondamentale per tutti capire come siamo e come funzioniamo, essere consapevoli dei nostri processi cognitivi. Ai bimbi a cui devo fare dei trattamenti su cose che non vanno o che danno loro emozioni non piacevoli, cerco di spiegare sempre il come e il perché di quello che farò».
Si chiama metacognizione ed è interessante seguire Denise mentre la applica al suo stesso vissuto. «Questo», e si riferisce proprio al processo teso a dare consapevolezza del funzionamento cognitivo, «l’ho imparato alla laurea triennale di scienze tecniche di psicologia cognitiva a Rovereto». «A “La nostra famiglia” di Padova», passa al capitolo successivo, «dove ho svolto il tirocinio post laurea specialistica in psicologia dello sviluppo e dell’educazione, ho capito come gestire l’utenza e mi è venuta la voglia di riprodurre quello che avevo imparato».
In questa pratica di riflessione su di sé, la giovane psicologa lavallese torna anche più indietro. Nello spiegare il perché degli evidenziatori ordinati, si rivede bambina. «Quando andavo alle elementari», dice, mimandolo con le mani, «mi piaceva avere tutto davanti in ordine mentre facevo i compiti. Mi dava sicurezza. Io non sono così convinta da quelli che dicono che nel disordine trovano tutto. Penso, invece, che l’ordine possa essere utile ai bambini, specialmente a quelli che presentano maggiori difficoltà di apprendimento, per poter rispondere a quanto viene loro richiesto. E poi, anche con i colori e gli stickers che servono come rinforzo immediato, visibile e piacevole, devi soprattutto entrare nel loro mondo».
Denise aveva capito che ciò le riusciva abbastanza semplice già in terza media. «Volevo fare la maestra d’asilo», racconta, «e per questo mi sono iscritta all’indirizzo psico-pedagogico del liceo Renier di Belluno. I bambini mi sono sempre piaciuti e, già allora, mi sembrava di capirli, di essere in sintonia con loro. L’avevo sperimentato pure facendo la baby-sitter: era piacevole stare in loro compagnia anche per ore».
Quindici anni dopo la passione non è venuta meno. Al mattino fa l’insegnante di sostegno alla scuola primaria di La Valle e al pomeriggio si sposta di qualche metro e apre lo studio all’ex latteria negli stessi locali dove, fino a qualche anno fa, c’era il medico di base. «Forse in virtù di questo, forse per il fatto che fuori c’è scritto “dottoressa”», dice Denise sorridendo, «all’inizio anche mia nonna pensava che potessi farle le ricette. Quando ho deciso di aprire potevo scegliere Agordo, ma ho voluto stare qui dove sono cresciuta e dove sento di avere più libertà per sperimentare quello che ho appreso e che continuo ad apprendere. Devo dire che dai genitori che mi hanno contattato ho avuto tanta riconoscenza e io sono contenta di poter lavorare con i bambini, di offrire loro comprensione e modalità per potenziare i punti di forza che hanno, con la convinzione che intervenire precocemente può contribuire a prevenire quello che potrebbe emergere più avanti sul piano emotivo».
Aveva acquistato gli arredi e, una settimana prima dello scoppio della pandemia, era pronta a partire. «Devo dire che, forte della mia calma e della mia forse eccessiva positività, ho accettato la situazione e lo studio è diventato l’ambiente in cui continuare a seguire il master che avevo iniziato nell’autunno 2019 e che ho poi concluso a fine 2020. Insomma: era come se si fosse prolungato il periodo di preparazione».
Denise mescola all’entusiasmo della giovinezza perle di saggezza ottuagenaria. Dire, a 28 anni, che «ogni cosa arriva con i suoi tempi» e che «occorre avere pazienza» non è proprio comune. Anche in questo caso la sua riflessione scivola dalla sfera personale a quella dei bambini e dei genitori con cui si rapporta. Da lei arrivano soprattutto bimbi che frequentano la scuola dell’infanzia e primaria. I primi perché, magari, hanno difficoltà nell’esprimersi o qualche problema comportamentale e necessitano di rinforzi nell’attenzione e nella relazione; i secondi perché hanno evidenziato lentezza o errori nella lettura, nella scrittura o nel calcolo (sospetti di dislessia, disortografia, discalculia) o, ancora, hanno disturbi dell’attenzione. Oggi, spesso, si avverte da parte di alcuni genitori la voglia che i loro figli brucino le tappe, per esempio nella scrittura e nella lettura. Denise invita a non avere fretta e a lavorare per porre le basi in vista dell’apprendimento di queste due abilità.
«A livello di scuola dell’infanzia», dice infatti, «credo sia importante lavorare sui prerequisiti e non sulla trascrizione o decodifica di determinati segni che noi associamo a dei suoni. Cosa vuol dire saper leggere? Innanzitutto distinguere suoni a livello fonologico. A tal fine risulta molto utile ascoltare le storie e comprenderle. Per quanto riguarda la scrittura, che è un’attività fine-motoria complessa, che ci consente di riprodurre gesti motori appresi e di renderli automatici, dobbiamo in primo luogo lavorare sulla prensione, stimolando le dita nel modellare il pongo o nello stringere delle palline di gomma. È assurdo e scorretto chiedere a un bambino dell’infanzia di scrivere. Vanno rispettati i suoi tempi, cercando di sfruttare appieno le “finestre temporali” dell’apprendimento, cioè momenti in cui è più facile apprendere determinate abilità».
Per riuscire a far comprendere meglio il valore di queste considerazioni, Denise ha in mente di organizzare degli incontri dedicati ai genitori affinché possano essere consci del funzionamento cognitivo dei propri bambini. Se avrà occasione di svolgere queste serate, a tutti coloro che hanno a che fare con l’educazione dei più piccoli, Denise vorrebbe dire anche qualcos’altro. «Il nostro mondo», spiega, «è tutto pronto e non ci allena all’attenzione. Tutto o quasi è già preparato e rischiamo di non saper più costruire una cosa dall’inizio alla fine. Dobbiamo dedicare tempo ai bambini, lasciare che siano spontanei e che scoprano che dietro ogni prodotto c’è un percorso/processo. Fare le cose al posto dei bambini non va bene, perché in questo modo la loro mente imparerà ad esigere che la vita sia sempre pronta e non capirà che cosa sono la fatica e la soddisfazione per e nel raggiungere un obiettivo».