White list e Giovanardi, scacco della Procura: decide la Corte Costituzionale
MODENA. L'immunità votata dal Senato a favore di Carlo Giovanardi non sarà l'ultimo atto del processo che lo vede coinvolto a Modena per reati di rivelazione di segreto d'ufficio e minacce a corpo politico e amministrativo dello Stato.
La Procura, con i pubblici ministeri Giuseppe Amara e Monica Bombana (al loro fianco era presente il procuratore capo Luca Masini), hanno infatti sollevato il conflitto di attribuzione, ritenendo che i comportamenti di Giovanardi vadano oltre le semplici opinioni e quindi siano "state lese le prerogative del tribunale di Modena, unico a dover giudicare". Richiamando anche un video del luglio 2014, ripreso di nascosto da Alessandro Bianchini, in cui lo stesso senatore anticipata di "volersi prima coprire dal punto di vista parlamentare", i magistrati hanno concluso nell'evidenziare il conflitto tra due poteri dello Stato.
La tesi della Procura è stata duramente osteggiata dagli avvocati di Giovanardi, Marilisa Tenace e Massimiliano Iovino, che hanno più volte rimarcato come l'ex senatore fosse ai tempi anche membro della commissione Antimafia e quindi dotato di poteri anche ispettivi. "Aveva tutto il diritto di chiedere informazioni. Anzi, ce ne fossero di politici così. Per quello qualcuno diceva che rompeva o era opprimente. Fate pure ricorso alla Corte Costituzionale, ma basta processi inutili".
Dopo oltre sei ore di camera di consiglio il collegio giudicante, presieduto dal dottor Pasquale Liccardo con Danilo De Padua e Donatella Pianezzi, ha deciso che sarà proprio la Corte Costituzionale a decidere se al senatore Giovanardi vada applicata l'insindacabilità parlamentare o se il processo a suo carico debba proseguire. Nel frattempo la posizione è stata sospesa e stralciata mentre la Procura è pronta a discutere e a fare la proprie richieste per gli altri imputati.