Putin riconosce in tv l'indipendenza delle repubbliche di Donetsk e Luhansk: "L'Ucraina minaccia la nostra sicurezza"
Putin parla alla nazione e annuncia il riconoscimento del Donbass. Un gesto che rappresenta una escalation della crisi ucraina. La decisione del presidente russo è stata presa dopo una riunione del Consiglio di sicurezza della Federazione: "Con Kiev nella Nato cresce minaccia". Il ministro degli estreri russo Sergej Lavrov chiede di porre fine a espansione dell'Alleanza verso Est. Il presidente russo, al termine del suo discorso-fiume alla nazione, ha firmato il decreto di riconoscimento delle due repubbliche separatiste dell'Est ucraino, Donetsk e Lugansk, alla presenza dei due leader ribelli.
L'Ue è pronta a reagire. Convocato un incontro d'emergenza tra il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente francese Emmanuel Macron, il leader ucraino, Volodimir Zelenskij e i loro "partner più stretti". La Casa Bianca: "Attacco possibile nelle prossime ore".
Il discorso alla nazione. "La leadership ucraina dice costantemente che non vuole applicare pienamente gli Accordi di Minsk", ha detto Putin parlando alla nazione, "a loro non interessa una soluzione pacifica del conflitto e continuano a colpire i civili nel Donbass". E ha spiegato che "aumentano atteggiamenti neo-nazisti" da parte dell'Ucraina: "Non cambia l'atteggiamento aggressivo e nazionalista del regime ucraino che non vede che soluzione col sangue del conflitto". "Per quanto la Russia deve sopportare?", si è chiesto con tono retorico. Di qui la conclusione: è "necessario" riconoscere Donetsk e Lugansk. Anche perché l'Ucraina "è parte integrante della storia e della cultura russa". "Non ha mai avuto una tradizione coerente di vera nazione", "ha già perso la sua sovranità", diventando serva "dei padroni occidentali".
Secondo Putin è solo "questione di tempo" l'adesione dell'Ucraina alla Nato."In questo scenario il livello di minaccia militare per la Russia aumenterà drasticamente, molte volte" e aumenterà il rischio di "un attacco improvviso proprio sul nostro Paese".
Forti tensioni sul confine. "Cinque membri di un gruppo di sabotatori" ucraini che avevano violato il confine con la Russia sono stati "eliminati", fa sapere il distretto militare meridionale citato dalla Tass. "Avevano attraversato il confine". L'esercito russo avrebbe anche "distrutto due veicoli da combattimento della fanteria ucraina che hanno attraversato il confine" e fatto prigioniero un soldato ucraino. Lo afferma l'agenzia russa Ria Novosti, citando il servizio stampa del distretto militare meridionale. Circostanze negate da Kiev, che smentisce sia lo sconfinamento di militari e l'uccisione di alcuni di loro.
L'ambasciata italiana. Gli italiani vadano via dall'Ucraina, dove il caos può scoppiare da un momento all'altro. Soprattutto adesso che Vladimir Putin ha deciso di riconoscere le repubbliche separatiste dell'Ucraina orientale. Con la situazione nel Donbass sempre più "preoccupante", il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha formulato un nuovo invito ai connazionali, più pressante rispetto ai giorni precedenti, per evitare che restino bloccati nel Paese. L'ambasciata a Kiev resterà operativa per fornire ogni tipo di assistenza, ma con la progressiva sospensione dei collegamenti aerei da Kiev da parte delle compagnie europee, Roma chiede di muoversi il prima possibile.
La fuga degli occidentali dall'Ucraina è una delle priorità delle cancellerie, da Washington a Berlino, da Parigi a Londra, che hanno richiamato i propri cittadini. La Farnesina si è mossa dieci giorni fa, invitando i circa duemila connazionali, la maggior parte dei quali a Kiev, ad andarsene "in via precauzionale" il prima possibile, posticipando i viaggi "non essenziali in Ucraina e a qualsiasi titolo nelle regioni di Donetsk e Lugansk ed in Crimea".
L'ipotesi del summit Putin-Biden. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto al leader francese Macron di non essere contrario ai summit sull'Ucraina ma che è necessario stabilire prima quali siano gli obiettivi da raggiungere. Lo ha riferito il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, secondo quanto riporta la Tass.
Donbass, questione cruciale: la storia. La questione dell'Ucraina, ed in particolare del Donbass, si può considerare la madre di tutte le battaglie per Vladimir Putin, nel suo disegno che mira a porre un argine al progressivo allargamento della Nato in Europa orientale. E la ricca regione carbonifera nel sud-est del Paese, dove vive una consistente comunità russofona, è per lo zar il cuscinetto ideale, anche per rosicchiare territorio a Kiev ed indebolirne le pretese di entrare nell'orbita occidentale. Nel Donbass oltre 770mila ucraini hanno il passaporto russo, su una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, e secondo Mosca negli ultimi giorni altri 950mila residenti hanno fatto la stessa richiesta. Con la "madre Russia" c'è un legame antico, rafforzato da una Chiesa ortodossa locale che si è staccata da quella ucraina per legarsi a Mosca. Questo legame si nutre anche dell'insofferenza della popolazione verso lo Stato centrale. Perché le condizioni generali di vita, dall'uscita dell'Ucraina dall'Urss, nel 1991, sono peggiorate progressivamente. E allo stesso tempo, sono cresciute le pulsioni secessioniste.
La miccia si accende nel 2014, quando dopo la rivolta filo-Ue di Maidan e la cacciata di Viktor Yanukovich dal potere, Mosca in reazione decide l'annessione della penisola della Crimea, nel sud dell'Ucraina. Da quel momento parte la mobilitazione anche del Donbass, con gruppi militari delle regioni di Lugansk e Donetsk che riescono in breve tempo a prendere il controllo di parte della regione, grazie all'appoggio occulto di Mosca, che fornisce denaro e armi. I secessionisti vittoriosi sul campo dichiarano l'indipendenza dall'Ucraina proclamando la nascita della Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica Popolare di Lugansk. In seguito organizzano un referendum, che secondo i leader ribelli ha un esito bulgaro: la stragrande maggioranza della popolazione vota a favore dell'annessione alla Russia.
Gli sforzi della diplomazia internazionale per riportare stabilità nell'area e porre fine ad un conflitto che ha provocato oltre 10mila morti conducono agli accordi di Minsk, che vengono sottoscritti sia dai filo-russi che da Kiev, sotto il cappello delle potenze occidentali, Francia e Germania, e della Russia. I combattimenti sulla carta devono finire ed il Donbass deve tornare sotto il controllo dell'Ucraina, in cambio di una maggiore autonomia. Ma le intese sottoscritte nella capitale bielorussa non sono risolutive, perché in parte non attuate per responsabilità di entrambe le parti. Mosca non è formalmente parte nel conflitto e quindi non si sente vincolata.
Mentre le autorità di Kiev, su pressione della frangia nazionalista del Paese, non riescono a concedere l'autonomia ai separatisti. Ed il conflitto, anziché finire, è riesploso.