Il medico sotto accusa è difeso dai testimoni
BRESCIA. Nuova udienza alla corte d’assise di Brescia, per il dottor Carlo Mosca, 49 anni, nato a Cremona, primario facente funzione al pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari fino a prima della sospensione – e per tre anni, dal maggio 2014 medico al pronto soccorso del Poma, a Mantova – per un’accusa pesantissima: omicidio volontario.
«Per aver cagionato la morte di due pazienti ricoverati a marzo 2020 in gravi condizioni per Covid, somministrando farmaci incompatibili con la vita in assenza di intubazione» si legge dagli atti. Contestate anche due aggravanti: quella di aver commesso il fatto «col mezzo di sostanze benefiche» e quella di «aver approfittato di persone in circostanze tali da ostacolare la privata difesa, con abuso di prestazione d’opera e in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie». Ieri mattina ha testimoniato una quindicina di testi dell’accusa che alla fine sono risultati nella maggior parte dei casi, testimoni a difesa. Lo stesso presidente della corte d’assise ha stigmatizzato il fatto che, durante una pausa del processo, molti di loro siano andati a bere un caffè con l’imputato. Al centro del processo due farmaci: la Succinilcolina e il Propofol. La Succinilcolina ha l’effetto di paralizzare i muscoli respiratori e gli altri muscoli scheletrici senza effetti sullo stato di coscienza. Il Propofol è invece un anestetico endovenoso che induce sedazione, ipnosi e perdita di coscienza.