Ci risiamo: la squadra ha mollato a febbraio. Ma stavolta è finito l’alibi dell’allenatore…
EDITORIALE – La squadra brillante, combattiva e piena di carica vista questa estate, quella che era capace di inanellare cinque vittorie consecutive tra campionato e coppa, è ormai solo un vago ricordo.
Sono passati appena cinque mesi dal gol di El Shaarawy che decideva la partita contro il Sassuolo e dalla corsa di Mou sotto la Sud, eppure quella Roma dal marchio Special sembra lontana anni luce da quella vista nelle ultime settimane.
La squadra che vediamo adesso in campo è una Roma molle, approssimativa, che sembra non avere un’identità di gioco. Ma soprattutto un’anima. La rosa giallorossa sarà anche stata sopravvalutata, e non vale il terzo monte ingaggi della Serie A, ormai su questo siamo un po’ tutti d’accordo. Ma nemmeno l’ottavo posto in classifica.
Quando le cose non vanno, la colpa è sempre da dividere tra tutti i componenti, anche se non in parti uguali. I Friedkin restano in silenzio, e non è ancora chiaro quale sia il reale progetto che hanno in mente per la Roma.
La direzione sportiva targata Pinto ha mostrato subito dei punti deboli: quasi perfetta in uscita, ma abbastanza deludente in entrata. In particolar modo sembrano essere stati spesi male gli oltre 30 milioni investiti per acquistare Vina e Shomurodov. L’uzbeko, l’acquisto più oneroso dello scorso mercato dopo Abraham, è finito addirittura per fare la riserva di Felix.
Anche Mourinho non è esente da colpe. Alzi la mano chi si aspettava con lui in panchina una Roma all’ottavo posto. La delusione più grande è stata l’incapacità del portoghese nel dare un’identità forte alla squadra e nel saper trascinare con sé giocatori che sembrano aver già tirato i remi in barca. E qui arriviamo al tasto più dolente: l’atteggiamento dei calciatori.
In tanti hanno capito di non avere futuro nella Roma del prossimo anno, e hanno smesso di dare il massimo per la maglia. Abbiamo già assistito a troppe stagioni buttate via per questo bruttissimo vizio. E non è più possibile tollerarlo. Il tifoso è stufo di vedere una squadra che tra gennaio e febbraio stacca la spina.
E’ stanco di sentire proclami dai suoi giocatori più rappresentativi, per poi arrivare a fine stagione con un deprimente vuoto in bacheca. Il romanista non ne può più di vivacchiare al sesto-settimo posto, di vedere giocatori mediocri che non sanno cosa fare col pallone arrivati in prossimità dell’area avversaria. Il tifoso romanista si aspetta che venga allestita una squadra di livello, che i soldi non vengano sperperati in acquisti inutili, ma che siano investiti su giocatori di spessore.
Ed è per tutti questi motivi che la maggior parte della tifoseria romanista si è schierata al fianco di Mou. Il gioco al massacro del solito allenatore che non va bene per questa squadra è finalmente finito, ed era ora. Basta dare alibi a giocatori modesti che a febbraio, con una stagione ancora tutta da giocare, si credono in diritto di essere già in vacanza, dimostrando poca professionalità e nessun attaccamento alla maglia.
C’è ancora un campionato da onorare, e una coppa da giocare. I calciatori della Roma, Pellegrini in primis in qualità di capitano, si assumano le proprie responsabilità e comincino a mettere di nuovo il 100% in campo, come facevano a inizio stagione. Poi in estate toccherà ai Friedkin dare una risposta forte su quello che ci era stato promesso: costruire una squadra all’altezza di Mou. Che altro significato non può avere se non l’acquisto di grandi calciatori.
Giallorossi.net – Andrea Fiorini
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