Se n’è andato Gianni Oliver, il “maestro”: è stato testimonianza vivente del Vajont
IL LUTTO. La memoria del Vajont perde un testimone importante con la scomparsa, dopo un lungo periodo di malattia, di Gianni Olivier. Olivier, che avrebbe compiuto 88 anni a luglio, era conosciuto da tutti con l’appellativo di “maestro” per via della professione svolta, anche se il suo impegno incessante è stato quello di testimone del Vajont. La sua è stata una storia tragica: ha infatti perso ben 28 parenti, tra cui i genitori e il fratello, capitano della squadra locale di calcio che aveva solo 24 anni, con il corpo trovato mesi dopo. Lui invece si salvò perché il 9 ottobre 1963 lavorava come maestro nel Feltrino. Subito dopo ha insegnato a Longarone dove ha formato le nuove generazioni della ricostruzione. Era nel consiglio dell’associazione superstiti, ora “Vajont, il futuro della memoria” ed instancabile divulgatore: ha partecipato ad innumerevoli pubblicazioni e trasmissioni televisive, anche nazionali.
«Da casa mia vedo la frana e quindi il pensiero è sempre lì», aveva affermato in una recente intervista, «si dice che ognuno ama il proprio paese e penso ai giovani. I ragazzi che un domani prenderanno in mano le sorti della nazione devono capire che la natura non deve essere violata. Io penso che ai giovani va data fiducia, sono pieni di entusiasmo e di vita: io ho fiducia».
«Era un uomo di spessore», ricorda Renato Migotti dell’associazione superstiti, «sempre presente nella cultura cittadina. Era modesto, metodico e con la grande capacità di mantenere equilibrio e calma di giudizio. Nella sua vita si è dato da fare nel raccogliere tantissimi documenti e foto sulla Longarone di un tempo, che poi sono stati usati per mostre e pubblicazioni. Fondamentale il suo lavoro di ricerca che ha permesso una precisa conta del numero delle vittime, 1910 persone, e il suo censimento fotografico delle lapidi del vecchio cimitero di Fortogna. Era un punto di riferimento, è stato invitato in tutta Italia nelle scuole, università e incontri». Non si contano inoltre i contributi di ricercatore storico per tante associazioni di volontariato longaronesi; quella a lui più cara è stata probabilmente il circolo fotografico Recalchi, che ha vinto il premio Longarone nel 2018 grazie anche al suo lungo contributo; ma partecipò anche alla creazione della biblioteca civica e fu guida per la Pro Loco.
«La nostra comunità sarà per sempre grata per quanto ci ha dato», è il commento commosso del sindaco Roberto Padrin, «personalmente lo ricordo come suo alunno e gli dirò grazie infinitamente per i valori che mi ha trasmesso; come sindaco invece abbiamo vissuto tanti momenti insieme. Lui diceva che durante la sua vita aveva accompagnato ben 30mila persone sui luoghi della memoria. Un grande momento è stato nel 2019 con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al portale del cimitero di Fortogna. All’epoca ho voluto scegliere lui per rappresentare idealmente tutta la comunità di superstiti. Forse è la persona che conosceva più di tutti la storia del Vajont, che raccontava con trasporto emotivo e umanità nonostante il cuore gonfio di dolore. L’ultimo grande evento è stato lo scorso ottobre a Roncade. Tutti i presenti si sono emozionati quando ha tirato fuori l’anello che apparteneva al fratello: oggetto che ha permesso di identificarlo tra il fango». I funerali si terranno domani alle 15.30 a Longarone.