Triestina calcio, l’ex allenatore Bucchi saluta città e supporter: «Grazie di cuore, non una fuga ma una scelta condivisa»
TRIESTE Cristian Bucchi ha già iniziato la sua avventura ad Ascoli, ma non ha dimenticato Trieste. Anzi, il tecnico che nella stagione passata ha guidato l’Unione, oltre ai ringraziamenti a tutta la città, ci tiene anche a precisare le modalità del suo addio, in un momento così critico per le sorti dell’Unione: «Non è stata una fuga considerata l’attuale situazione alabardata - afferma Bucchi - ma una scelta condivisa con la società, tenendo conto di due fattori: l’occasione che ho avuto di andare ad Ascoli, e l’opportunità di poter favorire in qualche maniera la Triestina in questo delicato passaggio, alleggerendola sul piano economico».
Il tecnico racconta come sono andate le cose nelle ultime due settimane: «Dopo Palermo ci saremmo dovuti vedere per porre le basi per la nuova stagione, poi è successo quello che è successo. Io fino a dieci giorni fa non avevo nulla di diverso in testa, poi seguendo le vicissitudini societarie e venendo fuori l’opportunità da Ascoli, ho parlato con Milanese. Mauro ha detto di capirmi benissimo e abbiamo gestito insieme la situazione: nel cogliere un’opportunità di lavoro importante per me, c’era anche la possibilità di dare una mano a una possibile prosecuzione della famiglia Biasin o a un’eventuale cessione, visto che si alleggeriva la società di cinque contratti importanti per la categoria.
Non nego che Ascoli per me è un’importante opportunità di crescita, non sarei andato via per un’altra Lega Pro». Bucchi comunque sottolinea come la sua stagione a Trieste, al di là dei risultati sportivi, sia stata eccezionale sotto tanti punti di vista: «In questo anno, nonostante le tante difficoltà, mi sono sempre sentito parte della città, mi sono integrato benissimo: la mia famiglia si è trovata bene, con i ragazzi c’è stato un ottimo rapporto, con la società un grande feeling, i tifosi sono stati caldissimi ma sempre discreti, non hanno mai invaso la sfera personale. Il mio grande dispiacere è non aver mai conosciuto personalmente il presidente Biasin.
Quindi il mio ringraziamento va a tutte le componenti: alla famiglia Biasin, a Milanese, a D’Aniello e gli altri dirigenti, ai dipendenti, ai giocatori e a tutta la gente di Trieste. Mi hanno sempre fatto sentire parte di loro, dando una sensazione di equilibrio anche nell’ottovolante a cui è sottoposto un allenatore. E da parte mia un grande in bocca al lupo alla Triestina: che possa iscriversi e continuare a restare nei professionisti».A.R.