Cospito, blitz degli anarchici all’Altare della Patria, striscione contro il 41 bis: l’Italia tortura
Con un blitz all’Altare della Patria in sostegno del leader Alfredo Cospito, condannato per aver gambizzato a colpi di pistola, nel 2012, l’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, gli attivisti anarchici hanno accusato l’Italia di praticare la tortura accendendo fumogeni e srotolando e appendendo uno striscione con la scritta ‘L’Italia tortura, con Alfredo no al 41bis‘, poi rimosso dalle forze dell’ordine che hanno identificato i partecipanti al raid.
Parla di “oltraggio a un luogo simbolo dedicato ai nostri militari che sono morti per difendere la Nazione” il deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Roscani. Che, sui suoi canali social si chiede “Che intenzioni ha la sinistra? Partecipare alle manifestazioni che inneggiano alle Foibe e a Tito e restare in silenzio davanti a chi continua a ricattare lo Stato con l’intento di indebolirlo favorendo mafiosi e terroristi? Noi non abbiamo alcun dubbio: dalla parte della legalità e contro questo clima di odio che gli estremisti stanno fomentando“.
“Inaccettabile lo striscione e vergognosi i fumogeni accesi all’Altare della Patria – dice Paola Chiesa, deputato di Fratelli d’Italia e capogruppo in commissione Difesa alla Camera. – È un gesto che condanno con tutte le mie forze. L’Altare della Patria è il cuore dell’Italia. Lì milioni di italiani rendono omaggio al Milite Ignoto e si inchinano. Dinnanzi a un luogo dalla fortissima valenza storica e civile non si può far altro che inginocchiarsi e portare il doveroso rispetto“.
Proprio domani è prevista la camera di consiglio in Cassazione giacché i supremi giudici sono stati chiamati ad esprimersi sul ricorso presentato dalla difesa dell’anarchico Alfredo Cospito, in sciopero della fame, contro il rigetto del reclamo del Tribunale di Sorveglianza sul 41 bis.
In vista dell’udienza di domani il legale di Cospito, l’avvocato Flavio Rossi Albertini, che auspica dalla Cassazione un annullamento senza rinvio ha accusato la Procura Generale di Torino di “enfatizzare il giudizio di pericolosità del detenuto” Alfredo Cospito, dilungandosi “in un operazione agiografica, un panegirico sulla figura di Cospito, una evidente operazione di enfatizzazione del detenuto giungendo ad affermare che quest’ultimo “si pone come riferimento e “catalizzatore” di tutta una serie di aggregazioni del mondo anarco-insurrezionalista che a lui guarda come modello ed esempio”.
Secondo la Procura Generale di Torino, lamenta ancora il legale di Cospito, “le sue “chiamate” alle armi non solo non vengono ignorate ma si trasformano in una onda d’urto che si dipana non solo nel territorio nazionale ma anche in Paesi esteri, caratterizzati da un crescendo di intensità e di gravità“. E se ancora “vi fosse bisogno di una dimostrazione rafforzata della sua posizione … basterebbe scorrere l’elenco degli eventi che ho sintetizzato in seguito, per ricavarne la dimostrazione plastica di un “mondo” che si muove su “input” di Cospito ed a suo sostegno”.
Insomma, Cospito come Che Guevara degli anni 60 e 70 del Novecento’’, afferma in una nota l’avvocato Flavio Rossi Albertini, difensore di Alfredo Cospito.
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