È morto a 79 anni Lucio Parovel figlio del grande scultore Vittorio
MONFALCONE Dietro il talento di un padre, talvolta, ci sono anche la pazienza e l’infinito amore di un figlio. Per Vittorio Parovel, il grande plasmatore di Don Chisciotte, madonne e cavalli dolenti che conobbe ispirata musa alle soglie della terza età, è stato senz’altro così. Era il figlio Lucio, infatti, a farsi carico dei viaggi a Verona, per convertire in bronzi le plastiche creazioni di terracotta del genitore scultore, che fu amico di Tranquillo Marangoni e Marcello Dudovich. E ora che anche Lucio non c’è più, spirato il mercoledì delle ceneri all’età di 79 anni dopo dura e ostinata malattia, che ne ha minato il corpo, ma non la tempra, si chiude un capitolo importante della storia artistica monfalconese. È di consolazione, per chi ha conosciuto Lucio Parovel, sapere che dopo la cremazione si ricongiungerà con l’amato papà Vittorio, nella tomba di famiglia che accoglie pure la defunta madre Alma, al camposanto di via 24 Maggio. La data del funerale, fissato alla chiesa di San Nicolò, sarà presto stabilita.
Lucio Parovel, figlio del grande artista Vittorio, originario di Capodistria che però aveva eletto Monfalcone a seconda casa, era da 15 anni legato alla signora Antonietta Salviato, sua compagna di vita. Della scomparsa ne ha dato notizia lei. «Un uomo bravo, che sapeva autenticamente gioire dei momenti preziosi della vita», ricorda. Antonietta ha voluto che lo sguardo del suo Lucio rimanesse posato su questo mondo ancora per un po’, acconsentendo, al momento della morte, al dono delle cornee. «Lucio amava il mare, le regate, stare con gli amici – dice la compagna, in lacrime –. Era profondamente legato al padre: entrambi erano rimasti soli dopo la morte della madre e si sostenevano a vicenda. Lucio seguiva con passione e generosità il percorso artistico del genitore».
Aveva lavorato in una tipografia di viale Verdi (negli anni ’30 il padre aveva fondato lo Stabilimento tipografico moderno in città), uno dei tanti mestieri esercitati, perché Lucio, diploma al Nautico, aveva fatto pure il fotografo sulle navi passeggere (Vittorio era stato d’altro canto tipografo della motonave Africa). Aveva chiuso la carriera lavorativa a Bergamo, dove aveva trovato lavoro in una ditta di tessuti, tornando infine a Monfalcone, dove comunque faceva spola per unirsi agli affetti. Si prese cura, alla scomparsa nel giugno 2003 del padre 93enne, del vasto lascito artistico di xilografie, incisioni e sculture in bronzo, che comprendeva altresì opere di Marangoni. Vittorio Parovel, uno dei pionieri della stampa a colori su linoleum, abbracciò sì la scultura da sessantenne, riscuotendo subito successo di critica, ma fu anche molto prolifico. Trovò forse però più fortuna fuori che a Monfalcone, con prestigiose esposizioni a Milano e all’estero, in Germania, Egitto, Libano e Francia.
«Fino a otto anni fa Lucio partecipava ai tornei di dama e amava giocare a scacchi. Prima che la malattia lo debilitasse – conclude Antonietta – era una persona assolutamente dinamica: i miei anni con lui sono stati molto felici». Una grazia, come l’arte.