Un friulano porta i turisti nello spazio: ecco chi è Nicola Pecile, copilota della navetta Unity
UDINE. Il primo volo commerciale spaziale ha portato in orbita il nome del Friuli: copilota della navetta Unity della compagnia Virgin Galactic, creata dal magnate Richard Branson per trasformare in realtà il sogno di viaggi suborbitali aperti potenzialmente a tutti, è stato infatti il friulano Nicola Pecile, 50enne originario di Fagagna. Per vent’anni in forza all’Aeronautica militare italiana, si è poi trasferito negli Stati Uniti, in California, per svolgere la professione di istruttore di volo e nel 2015, infine, entrato a far parte dello straordinario progetto coronato, giovedì, dalla prima entusiasmante missione.
Di origini italiane anche Mike Masucci, il primo pilota, ruolo che prossimamente transiterà proprio a Pecile.
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«La prospettiva è quella», conferma il diretto interessato, che ora proseguirà l’addestramento in funzione di quell’obiettivo. E con il volo del debutto dello spazioplano si spalanca una nuova era, foriera di immensi sviluppi e potenzialità in campo scientifico: perché d’ora in poi, portafoglio permettendo, con il requisito di un buono stato di salute («ma senza dover necessariamente essere dei super-atleti») chiunque potrà imbarcarsi per lo spazio.
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«Certo – premette Nicola Pecile –, siamo ancora agli inizi e i costi sono conseguenti: attualmente un biglietto per salire sulla navetta costa 450 mila dollari. Ma la tecnologia marcia velocissima, e questo significa che nel tempo l’onere si ridurrà. Siamo solo alle prime battute: e questi passi iniziali – sottolinea – hanno aperto le porte ad un accesso allo spazio quasi rutinario, sia per lo svolgimento di esperienze di ricerca che per attività di carattere ordinario».
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Per dare concretezza al più che ambizioso programma di Virgin Galactic sono serviti anni: «La genesi – ricostruisce il pilota friulano – rimanda al 2004, quando si iniziò a gettare le basi all’operazione partendo da un programma dimostrativo sviluppato per provare che un’azienda privata avrebbe potuto, per la prima volta in assoluto, trasformare lo spazio in una meta possibile per chiunque. Una sfida enorme, che però siamo riusciti a vincere. Io faccio parte della squadra dal 2015: al tempo la navetta Unity era pronta al 70%. Negli ultimi 8 anni abbiamo completato l’opera, e due giorni fa ho vissuto l’emozione, davvero forte, del volo del “debutto”. A bordo c’erano ricercatori del Cnr e dell’Aeronautica, per eseguire una serie di esprimenti».
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Unity, quindi, promette ora accessibilità allo spazio – «con regolarità» – per i ricercatori universitari o di altri enti, per eseguire importanti esperimenti in orbita, bypassando il forte limite dei lunghissimi tempi d’attesa («si parla anche di anni») che si presentano, allo scopo, con i canali fino a questo momento disponibili. «Si guadagna in velocità, insomma: la navetta garantisce continuità e tempistiche celeri per effettuare test di varia natura, sia tramite l’appartato strumentale caricato a bordo che a livello personale: cito, a titolo di esempio – chiarisce Pecile –, il caso dei test che si eseguono con una tuta sensoriale in grado di misurare vari parametri fisici. Adesso possiamo insomma intravedere prospettive di ricerca infinitamente più ampie, e questo potrà accadere già dai prossimi mesi».
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Lo spazioplano parte dalla base Spaceport America, nello Stato del New Mexico, Stato che vanta una lunga e solida tradizione in campo spaziale e che non a caso «ha fatto di tutto» per aggiudicarsi l’eccellenza di Virgin Galactic. —