Custodiva 2 chili di cocaina, friulano arrestato: «L’ho fatto per pagare i debiti»
PASIAN DI PRATO. Dice che la decisione di dedicarsi ad attività correlate allo spaccio di droga risieda unicamente nelle difficoltà economiche in cui versava. Ed esclude di avere partecipato attivamente alla vendita della merce che custodiva: a lui avevano chiesto soltanto di occuparsene in qualità di depositario.
Chi gli abbia affidato quell’incarico e quali fossero i committenti e i corrieri, però, non lo ha precisato. Limitandosi ad ammettere la propria parte di responsabilità.
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L’interrogatorio di Roberto Ragone, 43 anni, di Pasian di Prato, arrestato martedì 27 giugno all’esito di una perquisizione disposta dal sostituto procuratore di Udine, Marco Panzeri, e del sequestro di oltre 2 chili di cocaina e di oltre 6 etti e mezzo di hascisc, ha confermato l’ipotesi formulata dagli investigatori e, vista la collaborazione dimostrata dall’indagato, gettato le basi per un epilogo possibilmente rapido del procedimento a suo carico.
Tuttavia, considerato in particolare il pericolo di inquinamento probatorio ravvisato in questa fase processuale, il gip Matteo Carlisi ha optato per l’applicazione della custodia cautelare in carcere. Misura che il difensore, avvocato Emanuele Sergo, chiederà nuovamente di sostituire, quantomeno con quella dei domiciliari, in sede di Riesame.
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Era stata una fonte confidenziale a indirizzare gli inquirenti nel capannone di via Campoformido, a Pasian di Prato, dove Ragone aveva nascosto la sostanza stupefacente. Ed era stato lui stesso, a quel punto, a mostrare il luogo esatto in cui l’aveva riposta.
Da un armadio erano così usciti, tra gli altri, 32 confezioni in cellophane termosaldato sottovuoto e altri sacchetti contenenti cocaina e diverse confezioni variamente impacchettate piene di hascisc. Oltre al classico bilancino, al necessario per il confezionamento, a 1.250 euro in contanti e a tre smartphone.
La conferma al sospetto di trovarsi di fronte a un deposito di stupefacenti è arrivata dopo le analisi eseguite di lì a poco dal personale della Polizia scientifica della Questura di Udine. Da qui, alla luce del quantitativo e delle modalità di conservazione, l’arresto per detenzione e trasporto della stessa a fini di spaccio.
Ipotesi che l’indagato ha cercato di ridimensionare nel corso dell’udienza di convalida di ieri mattina, precisando essersi limitato al ruolo di custode. Così da circa un anno, per un corrispettivo pari a circa 14 mila euro. Soldi – ha spiegato – di cui aveva necessità per far fronte a una serie di debiti.
Nel valutare il caso, il giudice ha ritenuto sussistenti sia il pericolo di inquinamento probatorio, visto il credito di cui l’indagato godrebbe con l’organizzazione che gestisce il traffico, sia quello della reiterazione del reato, proprio per l’ammissione di difficoltà finanziarie.
Per parte sua, Ragone ha manifestato l’intenzione di continuare a collaborare anche in termini di definizione del procedimento, conferendo al suo legale procura speciale per proporre al pm la strada del patteggiamento. «A dimostrazione – così l’avvocato Sergo – della massima responsabilità assunta di fronte all’errore commesso». —