Luca Delfino esce dal carcere: trasferito in una Rems il “killer delle fidanzate”
Tra dieci giorni lascerà il carcere. E dovrà ringraziare la Cassazione che nel 2005 aprì la fessura delle seminfermità mentali ai disturbi di personalità che gli sono stati riconosciuti da una perizia. Luca Delfino, 46 anni, sedici e mezzo dei quali trascorsi dietro le sbarre, andrà in una Rems, dove starà per sei anni e mezzo se non sarà ritenuto socialmente pericoloso. Il killer delle fidanzate, assolto incredibilmente per altro omicidio nonostante tutte le prove fossero contro di lui, ritrova una sorta di libertà.
L’omicidio Multari
È il 10 agosto 2007 quando Luca Delfino attende fuori dal lavoro Antonella Multari, la pedina su un motorino rubato, l’aggredisce a coltellate in mezzo alla strada. In tutto saranno quaranta e le grida dei passanti stavolta lo inchiodano. Era stato incredibilmente prosciolto un anno prima, invece, per l’assassinio di Luciana Biggi. È la notte del 28 aprile 2006. Sanremo, piazza Erbe. Le telecamere riprendono Luca e Luciana alle 00.56, con lei che si allontana dopo un litigio, poi torna, discutono ancora davanti a testimoni e alle 01:53 c’è un’altra lite. Si allontanano insieme, entrano in un bar, la lite prosegue. Altre telecamere riprendono lei che imbocca un caruggio, da sola. È vico San Bernardo ed è lì che alle 2.38 un cameriere de “Gli alabardieri” trova Luciana in fin di vita, con una ferita al collo provocata da un coccio di bottiglia. Luciana muore poco dopo. Luca Delfino viene sospettato, si è fatto lavare i vestiti e anche le scarpe dalla compagna del padre, la mattina dopo. Macchie di vino, dice. Si è tagliato barba e capelli. Nega tutto, tranne che litigavano spesso. Dice che dopo averla salutata ha girovagato fino a piazza Caricamento, ma nessuna telecamera l’ha ripreso. Per il ne bis in idem nemmeno se confessasse, oggi, potrebbe essere punito.
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La perizia e la sentenza della Cassazione che apre il carcere
Partiamo dal 2005. La Cassazione a sezioni unite, con la sentenza 9136 riconosce a certi disturbi di personalità la dignità per la seminfermità mentale. E’ il via libera che consentirà anche a Luca , insieme alla scelta del rito abbreviato , di evitare ergastolo e 30 anni di reclusione. La perizia psichiatrica dice che è un narcisista, paranoideo, che ha spunti psicotici ma senza esserlo. Un bel passaporto che, unito alle leggi dell’epoca, oggi lo trasferisce in una Rems. Con quella barba alla Charles Manson, Luca Delfino, che lascia il carcere, è una sorta di Angelo Izzo al pesto. Un sadico spietato al quale si è voluta dare una patente di seminfermità che definire discutibile è già di per se eufemistico. Stessa sorte toccherà presto a Gabriel Girardet, il neonazista svizzero che non ha ucciso nessuno ma solo per caso. Succede anche questo, in Italia.
Non sono “matti” ma espressione naturale del male e dovrebbero stare in carcere
Una società in carca di auto rassicurazioni considera Delfino “matto“. Cosi come Izzo, Girardet, Scagni. Come se la storia dell’uomo, prima del diritto positivo, non fosse contraddistinta da violenza. Sono una forma banale di male che esiste e che si fatica ad accettare. Delfino dovrebbe stare in carcere. Semplicemente.
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