Intelligenza artificiale, i primi tre laureati all’Università di Trieste: tra loro anche un ex asso del poker
TRIESTE È stata una proclamazione in grande stile, in Aula Magna alla presenza del rettore e con tanto di toga accademica, sfoggiata dai docenti nonostante la calura. D’altra parte l’avvenimento da celebrare era di tutto rilievo: ieri all’Università di Trieste è andata in scena la prima sessione di laurea della triennale in Intelligenza artificiale. A tagliare il traguardo per primi sono stati tre studenti che hanno saputo bruciare le tappe: Erion Islamay, Nicola Zucchia e Piero Cancian.
[[ge:gnn:ilpiccolo:12429442]]
I tre hanno terminato il corso in meno di tre anni, in alcuni casi anche grazie a percorsi formativi pregressi che hanno consentito di ridurre il numero di esami da affrontare. Comunque il risultato è importante: dei circa 80 studenti che avevano iniziato il corso, al terzo anno ne sono arrivati una quarantina: «È un drop out fisiologico: quando abbiamo avviato il corso in Intelligenza Artificiale non c’erano precedenti, quindi i ragazzi non potevano davvero sapere cosa attendersi da questa laurea», commenta Luca Bortolussi, ex coordinatore del corso, che di recente ha passato la palla al collega Adriano Peron. Successivamente i numeri fin dall’accesso sono stati un po’ più alti, con una media di circa 120 studenti per annualità.
[[ge:gnn:ilpiccolo:3585228]]
Ma quali sono gli scogli più ardui da affrontare in un percorso di questo tipo? «Gli stessi di altre lauree scientifiche e ingegneristiche: il solito trittico composto da Analisi 1, Algebra lineare e Analisi 2. Una volta sopravvissuti al primo anno comunque la strada è in discesa», scherza Bortolussi. «Si tratta di un corso impegnativo, con tanta matematica e geometria, a cui bisogna dedicare tempo e studio. Ma se c’è la passione la motivazione viene da sé, così come l’appagamento e l’accrescimento personale», concorda Erion Islamay, fresco del suo nuovo titolo.
[[ge:gnn:ilpiccolo:12779735]]
Di passione ne sa senz’altro qualcosa: è arrivato a Trieste a 4 anni dall’Albania, oggi ne ha 37 e ha già rivoluzionato la propria vita in più di un’occasione. Gli mancava un esame per laurearsi in Ingegneria dei materiali quando ha deciso di mollare tutto per dedicarsi al poker, di cui si è innamorato quando il gioco è esploso a livello globale. «Ho creato un’associazione con alcuni amici, ho iniziato a studiarne gli aspetti matematici e statistici del gioco e per una decina d’anni mi sono dato al professionismo», racconta.
Erionis, questo il suo nome da grinder, è diventato in breve tempo uno dei nomi più gettonati della scena cash game italiana: è stato anche commentatore di PokerItalia24 per Sky. «Poi, intorno al 2017, l’Intelligenza Artificiale ha assestato una bella martellata al mondo del poker online, perché sono comparsi i primi bot in grado di giocare. A quel punto fare il professionista non era più così interessante e per non far morire il poker si è deciso di rilanciarne l’aspetto ludico».
Così l’Ai è entrata prepotentemente nella sua vita, ma c’è voluto tempo prima di mettersi seriamente a studiarla. «Mi sono trasferito a Lubiana per stata vicino alla mia compagna, poi entrambi siamo tornati a Trieste poco prima della pandemia. Visto che eravamo chiusi in casa con molto tempo libero ho deciso di iscrivermi al corso di laurea in Intelligenza Artificiale, con l’obiettivo di capirne di più». Per Erion certamente l’Ai va regolamentata in funzione degli obiettivi dell’umanità, ma può davvero migliorare il nostro mondo: «Può farci guadagnare molto tempo ed eliminare i lavori troppo ripetitivi. Ma per guidarne lo sviluppo, per scegliere in che direzione andare, servono competenze: persone in grado di aprire il cofano e guardare cosa c’è sotto».