Telefonata registrata e screzi sui campi: l’Ital Lenti di Polzotto lascia la Dolomiti
Paolo Polzotto lascia la Dolomiti Bellunesi. O meglio, è il marchio di famiglia Ital Lenti a dire addio alla formazione provinciale. Termina dunque un binomio storico, perché l’azienda con sede in Alpago era al fianco del Belluno da ormai una ventina d’anni. E non serve ricordare che quel Belluno, due anni fa, si è unito in matrimonio con San Giorgio Sedico e Union Feltre, dando vita alla Dolomiti. La partnership non verrà rinnovata nell’estate 2024, a conclusione dell’accordo triennale. Ital Lenti quindi sarà presente sulle maglie e nei cartelloni pubblicitari sino al termine della stagione attuale. Poi stop, salvo ripensamenti.
Nell’annunciare e motivare la scelta, Polzotto racconta però anche un episodio non certo secondario. Ossia una telefonata in primavera con il vice presidente Nicola Giusti, durante la quale Polzotto non le aveva mandate a dire all’ex numero uno dell’Union Feltre. Toni accesi e qualche parola di troppo, solo che la chiamata in quel momento era registrata dal dirigente feltrino. Neanche a dirlo, è stata poi diffusa ad altri membri del Cda. Tutto ciò tra l'altro partito da uno dei motivi di maggior frizione tra le parti, ossia la scelta di giocare più spesso del dovuto lontano dal Polisportivo di Belluno.
Le dimissioni di suo cognato Gianluigi Della Vecchia dal cda lo scorso giugno, certe indiscrezioni: lascia la Dolomiti?
«Sì, la sponsorizzazione di Ital Lenti non proseguirà oltre le tre annate prestabilite. Dunque ancora per un campionato teniamo fede ai nostri impegni. Sono dispiaciuto, perché siamo nel calcio da inizio anni Duemila al fianco del Belluno, ma anche il presidente De Cian lo è. A proposito, di lui ho stima e fiducia».
Progetto bocciato?
«No, bocciato no. Al tempo stesso ritengo il futuro approdo nei professionisti sia qualcosa di non sostenibile a livello economico e finanziario».
C’è un malumore geografico, alla base? Il baricentro del club dà l’impressione di spostarsi sempre più verso Sedico e soprattutto Feltre.
«Vero, e ne soffro. Tranne amichevoli e Coppa Italia, la sede casalinga avrebbe dovuto essere sempre Belluno. Invece tra presunte nevicate e altre questioni, non si perdeva l’occasione di scendere in campo altrove. Non mi riferisco ad esempio a inizio stagione, quando si andava allo Zugni Tauro essendo il Polisportivo oggetto di lavori. Ma nel finale di campionato… che motivo c’era di andare a Sedico?».
C’è dell’altro?
«Sono rimasto ferito da una vicenda che ha coinvolto me e Giusti. Con lui, al di là degli screzi pre derby ai tempi di Belluno e Union Feltre, esisteva un rapporto comunque di stima. Un giorno però, proprio partendo dal tema del campo di gara, è intercorsa una telefonata nella quale io ho reagito in modo esagerato a delle provocazioni, alzando i toni. Senza insultare, in ogni caso. Eppure a mia insaputa lui stava registrando la telefonata, la quale è stata poi diffusa a altri membri del Cda. Non nego di aver pensato anche a una querela, ma in quel momento come Ital Lenti abbiamo anche pensato di rescindere l’accordo in anticipo».
La vostra assenza è l’inizio della fine del progetto Dolomiti?
«No, direi di no. Pur da main sponsor, rappresentavamo un 10% del budget. Ma non è corretta la narrazione secondo cui solo il Belluno e il San Giorgio Sedico necessitavano della fusione, allora… Così come anche adesso ex dirigenti gialloblù nel Cda ce ne sono ancora».
Sarebbe rimasto se fosse arrivato Vecchiato in panchina?
«No, Roberto conosceva le mie intenzioni. Piazzi lo ha incontrato, a ogni modo era ormai tardi dal punto di vista delle tempistiche».
Adesso porta l’Alpago in Eccellenza?
«Calma. Non siamo sponsor gialloverdi da qualche mese, bensì da anni. Non abbiamo mai spinto affinché arrivassero in Promozione o Eccellenza, così come io non avrò un coinvolgimento personale nel direttivo».GIANLUCA DA POIAN