Nasce un comitato di cittadini per difendere l’ospedale Oglio Po
Si è costituito il coordinamento “Cittadine e cittadini per l’ospedale Oglio-Po”. Il gruppo, apolitico e apartitico, si è dato uno slogan: «Riaccendiamo il nostro ospedale». Le promotrici sono Laura Passerini, ex coordinatrice della Chirurgia del presidio di Vicomoscano, Annise Grandi, altra ex infermiera-coordinatrice del presidio, Dina Rosa, ex docente del liceo di Viadana, e Marialuisa Paroni, ex bancaria.
Primo grande obiettivo, organizzare nei prossimi mesi un’iniziativa pubblica in grado di unire l’intero territorio viadanese-casalasco: «Serve coinvolgere più persone possibili, confrontarsi e organizzarci. Non possiamo stare in silenzio e fingere che nulla stia accadendo: più siamo e più contiamo». L’appello è rivolto a tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti dell’ospedale territoriale e a tutte le componenti della società civile locale (associazioni, circoli, parrocchie, scuole, negozi, attività imprenditoriali). Chi fosse interessato a fornire un contributo, può contattare le portavoci (Passerini 392 9265213 e Grandi 348 9845222).
È Passerini a riassumere i motivi della mobilitazione: «L’Oglio-Po è nato dalla chiusura e dall’unione delle forze dei vecchi ospedali di Viadana, Bozzolo e Casalmaggiore: un sacrificio per il territorio, che diede vita peraltro a un nuovo modello culturale e a una grande opportunità di confronto, crescita e innovazione organizzativa».
Il presidio ospedaliero di Vicomoscano è nato come risorsa indispensabile per la comunità, punto di riferimento strategico, centro di eccellenza: «Ma, nel corso del tempo, è stato impoverito dalla riduzione dei posti letto, dalla chiusura di reparti, dal mancato rinnovo di primariati, dalle esternalizzazioni, dalla mancanza di investimenti in risorse umane e strumentali, dalle lentezze burocratiche, dall’aumento dei tempi d’attesa. Oggi l’Oglio-Po è poco attrattivo per i professionisti e per l’utenza. Ma poterci curare nel nostro ospedale di riferimento è un nostro diritto inalienabile, a maggior ragione considerando che la popolazione invecchia; e garantire tale diritto è un dovere delle istituzioni». Le promotrici del coordinamento temono il peggio, ma non perdono la speranza: «Se l’ospedale si sta spegnendo, noi vogliamo invece tenere le luci accese, affinché tornino a brillare come un tempo. Vogliamo metterci la faccia per far capire a chi decide che questo presidio è di vitale importanza per la comunità ed è necessario che torni a funzionare al 100 per cento».RICCARDO NEGRI