Fuori dal carcere per 90 minuti: Zen fa visita al padre malato
Dopo quasi cinque mesi passati dietro le sbarre Massimo Zen, l’ex guardia giurata di Cittadella condannata a 9 anni e 6 mesi di reclusione per aver ucciso un rapinatore a Vedelago, mercoledì ha lasciato per la prima volta il carcere di Verona – dove si trova dallo scorso giugno – per fare visita all’anziano padre, ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Cittadella.
«È stata una visita eccezionale», spiega la compagna Franca Berto, «ringrazio il magistrato che l’ha concessa, alla luce anche delle condizioni di salute critiche del papà. Per lui, incontrare il figlio, in un momento di cosi grande difficoltà, è stato davvero fondamentale».
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Non più di 90 minuti
Un massimo di 90 minuti il tempo concesso a Zen dal magistrato di sorveglianza per rivedere il padre, ma gli è bastata un’ora per riabbracciare i suoi affetti più cari: «Non si vedevano da mesi, per il papà è stata una fortissima emozione», continua la compagna, «ha tenuto duro fino ad adesso, forse solo per questo incontro, penso».
Provato dalle lunghe giornate trascorse in carcere, l’ex ranger della città murata ha potuto riassaporare la sensazione di casa anche grazie alla tenacia di Franca, che da settimane tiene alta l’attenzione sul caso del compagno: «Credo che il magistrato gli abbia concesso questa uscita in virtù del fatto che non siamo di fronte ad una persona pericolosa, sapeva che non avrebbe provocato alcun danno».
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Sei mesi di buona condotta
Sei mesi di buona condotta dovrebbero consentire a Massimo Zen di ridurre di qualche settimana la propria reclusione. Ma la svolta decisiva per il futuro del cittadellese potrà arrivare solo con la pubblicazione delle motivazioni alla base della sentenza che l’ha condannato al carcere.
Motivazioni che al momento però non sono ancora state rese note: «Sono ormai trascorsi 160 giorni dalla decisione della Cassazione, quanto ancora dovremo attendere? Tutto questo è scandaloso», la chiosa di Franca, che nella propria pagina Facebook continua ad aggiornare il diario virtuale dal carcere.
La storia in un libro
L’idea rimane quella di farne un libro perché «se lo conosci, il carcere lo eviti», osserva, «ma se non lo puoi evitare, meglio conoscerlo». Vorrebbe partire, infatti, «da questa mia esperienza per mettere insieme alcuni consigli, con l’obiettivo di aiutare le persone che hanno i propri cari in carcere e spesso non sanno dove sbattere la testa. Penso ad un modo anche ironico di affrontare le questioni, non voglio entrare nel merito delle leggi, ma mi interessa la dimensione umana».
Anche gli amici di Massimo Zen stanno promuovendo tutta una serie di iniziative, che si spingono pure oltre i confini regionali, perché non si rassegnano all’esito giudiziario: l’obiettivo è sempre quello di raccogliere fondi da destinare al campo di via delle Forche dove Massimo allenava il suo cane Igor.