Ivrea, su Whatsapp si fingono figli in difficoltà: «Mamma, mandami subito 2.800 euro»
IVREA.
Si fingono figli e parenti in difficoltà scrivendo su Whatsapp, chiedendo di aiutare a pagare spese improvvise per articoli di uso quotidiano e puntando tutto sull’emotività delle persone. Oltre alle segnalazioni alla Polizia di Ivrea e a quella postale, in Canavese non sono mancate le denunce di chi ha creduto alla richiesta di aiuto dei truffatori e ha pagato cifre molto alte, anche 5mila euro, per dare una mano al presunto figlio in difficoltà. L’ultima segnalazione arriva da una signora eporediese, C.M., 60 anni, che nella giornata di martedì 6 novembre, ha portato alla questione della polizia di Ivrea il tentativo di truffa, fortunatamente non andato a buon fine, con una richiesta di bonifico per 2.800 euro. «Ho ricevuto un primo messaggio su Whatsapp, che sembrava scritto da mia figlia, da un numero che risultava iscritto come account business e che non conoscevo - racconta la donna. - La mia presunta figlia mi diceva che le era caduto il telefono e che le era stato prestato un cellulare in ufficio e che appena possibile mi avrebbe chiamato. Intanto mi chiedeva aiuto per spese improvvise e bollette non pagate. La conversazione è stata lunga, circa due ore, in cui mi veniva chiesto di recarmi alla banca o all’ufficio postale per saldare un conto da 2.800 euro. A ogni mia richiesta di avere spiegazioni o poterci parlare a voce c’era sempre una scusa plausibile. Lo erano anche gli acquisti di cui si parlava nei messaggi, perché lei lavora come impiegata ed era possibile che avesse comprato un cellulare, un computer e altri articoli per la casa. Lo era meno il fatto che avesse speso così tanto e che non avesse l’applicazione della sua banca funzionante, perché è una persona molto attenta alle questioni finanziarie. Quando poi lei mi ha mandato un messaggio dal suo vero numero ho avuto la conferma del raggiro. Dopo aver risposto al truffatore che mi sarei rivolta alle forze dell’ordine, non ho più avuto risposta». Studiato per sfruttare le emozioni, questo metodo ha già fatto vittime in Canavese e c’è chi ha anche pagato un conto salato senza poter tornare indietro, perché i truffatori chiedono anche di ricevere una foto di avvenuto bonifico per essere certi della transazione. A quel punto, se i truffatori sanno quando fare il prelievo dal conto su cui hanno chiesto il versamento, non c’è più modo di tornare indietro. Anche perché, secondo le forze dell’ordine, i conti fanno sempre capo all’estero. Numerose segnalazioni hanno dato come esito numeri telefonici registrati in Africa. Nel caso della segnalazione dell’eporediese, anche il conto su cui si chiedeva il versamento aveva come titolare un nome straniero e la domiciliazione in Irlanda. È necessario sensibilizzare sulle nuove frontiere delle truffe telefoniche, che non si limitano più alle chiamate al telefono fisso, prendendo di mira gli anziani, ma lavorando su larga scala, coinvolgendo tanti contatti allo stesso tempo, probabilmente hackerati online. L’importante è sempre fare le dovute segnalazioni alle autorità e, per essere certi che si ha a che fare con una truffa, provare subito a contattare la persona per cui i truffatori si stanno spacciando. —