Trieste, San Giusto piantati 23 nuovi cipressi
TRIESTE C’è un importante capitolo dell’operazione “nuovo San Giusto” che riguarda il verde. Mentre l’avvio dello scavo archeologico vicino alla Cattedrale verificherà l’eventuale presenza di antiche tracce storiche, quando al termine di questo sondaggio si profilerà il futuro assetto dell’area tra pavimentazione rifatta e chioschi risistemati, ecco intanto prospettarsi un fronte “green” di grande effetto. Infatti il Comune ha deciso di abbattere i 23 cipressi dell’Arizona, che costituiscono i due filari “esterni” nel vialetto diretto al monumento ai caduti scolpito da Attilio Selva. Attenzione, non è un capriccio estetico-botanico di politici e tecnici, è una necessità dettata dal «mediocre stato vegetativo» di questa alberatura, che sarà sostituita da 23 cipressi mediterranei, della stessa specie dei filari “interni”, ottenendo in questo modo un’alberata omogenea e soprattutto sana.
I cipressi dell’Arizona, che non appartengono alla dotazione originaria risalente al 1920 (come da documentazione fotografica ma vennero piantati in un secondo momento non ancora identificato, mal si sono adattati all’habitat capitolino e a settembre due esemplari si sono disseccati: «Era tempo di intervenire - ha commentato l’assessore Michele Babuder, indossando nell’occasione l’uniforme dell’Ambiente - per ripristinare qualità paesaggistica ed ecologica». A ogni buon conto, onde evitare complicazioni e creazione di comitati, le associazioni interessate alla tutela ambientale - ha puntualizzato - sono state avvertite.
Il tutto avviene sotto lo sguardo vigile della Soprintendenza, pronta ad agire qualora dall’estirpazione delle ceppaie dovesse saltar fuori qualche interessante elemento di carattere archeologico, in considerazione della zona a elevata sensibilità. La parte chirurgica avrà inizio a metà della prossima settimana e verrà accompagnata da una bella riassettata ai masegni, dove attualmente lasciarci una caviglia è un’ipotesi non irrealistica. In realtà abbattimento e messa a dimora erano già stati programmati nel 2020, poi non arrivarono i quattrini e tutto slittò.
La ritrovata vena ecologica municipale, che trova tecnica coniugazione in Lucia Iammarino e Francesco Panepinto, non si esaurisce sul Colle ma scende verso mare, tra piazza Venezia e la parte sud delle Rive. Dove vengono riattate le conche pertinenziali dei lecci sostituendo il il grigliato in “pvc” nei tornelli con un nuovo drenante tipo “ecodrain”. Anche in questo sito si procederà all’abbattimento di alcuni alberi, per la precisione di 8 lecci ritenuti «deperenti» che saranno sostituiti da altrettanti giovani esemplari. Bisturi anche in piazza Venezia, dove, per accrescere la fruibilità del monumento dedicato a Massimiliano d’Asburgo, saranno abbattuti tre platani ammalorati collocati nelle aiuole allineate alle Rive, sostituiti da arbusti di altezza contenuta.
Ultima ma non ultima l’alberata in via della Concordia nel rione di San Giacomo: le 6 acacie superstiti giacciono «in un irreversibile stato di deperimento» e verranno sostituiti con peri da fiore varietà Chanticleer. Spesa complessiva di 111.000 euro, fine operazione nella primavera 2024.—