Quanto paga la biodiversità: l’università studia i prati stabili
Meno CO2 in atmosfera rispetto alle produzioni convenzionali e più benessere animale: i benefici ambientali degli allevamenti dei prati stabili li avevano messi a fuoco già i primi studi. Una nuova ricerca, alla quale lavorano l’Università degli studi di Milano e il Politecnico di Milano insieme con le sei latterie dei prati (capofila la San Pietro di Goito) puntano a scoprire qualcosa di più sulla biodiversità e sulle sue ricadute sul paesaggio e sull’economia. Il progetto dura due anni (ora siamo a metà strada), si chiama Biostabile e fa parte di un piano di valorizzazione e tutela del territorio cofinanziato dal Piano di sviluppo rurale della Regione Lombardia.
Il polo di Mantova del Politecnico, con l’urbanista Carlo Peraboni, lavorerà per capire quali saranno le ricadute di un potenziamento della biodiversità dal punto di vista del paesaggio, inteso come risultato tra l’azione dell’uomo e il corso della natura. «I prati stabili – dice Peraboni – sono un esempio straordinario di gestione del paesaggio. L’uomo interviene il meno possibile, lasciando che la natura, fatte salve infrastrutture come quelle per l’irrigazione, faccia il suo lavoro». Così come nella filiera dei prati innovazione e tradizione si incontrano a più livelli, anche nella ricerca del Politecnico metodi nuovi e approcci consolidati andranno a braccetto: saranno usati elaborati cartografici tradizionali e saranno sperimentati nuovi modelli di lettura del paesaggio. Stefano Crosi, professore associato di economia agraria a Milano, si occuperà, invece, dei riflessi economici della biodiversità: «Stiamo elaborando i dati raccolti a Goito durante la 26esima edizione della fiera del Grana Padano dei prati stabili attraverso oltre 400 questionari: obiettivo è capire quale sia la conoscenza del tema “prati stabili” secondo diverse chiavi di lettura».
Nei prossimi mesi, i ricercatori cercheranno di analizzare gli aspetti più strettamente economici: tra questi, l’analisi dei maggiori costi e le opportunità per valorizzare i prodotti della filiera. Da gennaio partiranno anche attività mirate con le sei latterie, per capire le singole strategie aziendali.
Uno degli strumenti per valorizzare la filiera potrà essere la trasparenza, sulla quale le latterie lavorano da tempo. La San Pietro, per esempio, consente di scoprire tutta la storia del proprio Grana Padano (compreso il menù delle vacche) attraverso la scansione di un codice Qr. E ci sono telecamere nelle stalle, nei reparti produzione, nel magazzino di conservazione del formaggio.
In parallelo con lo studio dei dati economici, Alessia Perego, che per l’Università di Milano si occupa di agronomia, sta facendo uno studio sulla biodiversità vegetale dei prati stabili attraverso sfalci e prelievi in periodi diversi dell’anno. Questa varietà in campo si traduce in qualità nel piatto: «Gli animali pascolano e si alimentano di fieno naturale. In un metro quadrato di prati di primo taglio è stata riscontrata la presenza di più di sessanta essenze, che diventano la dieta degli animali – commenta Simona Rotondo, responsabile qualità della Latteria San Pietro - e questo poi si vede sotto il profilo organolettico». s.pin.