Minacciato con un coltello l’autista della Apt aggredito da un giovane a Monfalcone
MONFALCONE Offeso nell’animo dallo sputo in faccia e subito dopo gelato dalla minaccia del coltello. «Vuoi che lo uso?».
[[ge:gnn:ilpiccolo:13882898]]
Per ben due volte e in «presenza di testimoni», l’autista della linea 51, vittima la scorsa settimana di insulti e dileggio, si è sentito proferire queste parole da un giovane sulla ventina d’anni, sceso dal bus perché privo del titolo di viaggio.
Esauriti i tre giorni di prognosi riscontrati la sera stessa del fatto al Pronto soccorso, si precisano e dunque si aggravano i contorni dell’episodio avvenuto l’altro mercoledì in via Valentinis, alla fermata dell’ex Gaslini, e in parte già ricostruiti su queste colonne dopo una prima segnalazione diffusa dai sindacati.
Si profila infatti l’ipotesi di reato di minaccia, oltre a quella, già emersa, della diffamazione a seguito delle parole scagliate addosso, peraltro non da una sola persona, al cinquantenne dipendente di Apt, in servizio dal 1996.
[[ge:gnn:ilpiccolo:13891725]]
È lui stesso, A.S. le sue iniziali, friulano, a circostanziare i fatti e a esporre la vicenda dall’inizio alla fine, così come si è riprodotta (il mezzo pubblico è dotato di telecamere).
L’uomo ha sporto denuncia ai carabinieri. «Si trattava dell’ultima corsa della 51, la Trieste-Aeroporto delle 19.05 – spiega –. Arrivato alla fermata di via Valentinis, alle 19.47 circa, mi sono trovato davanti a un gruppo di ragazzi che voleva salire dalla porta posteriore, così ho lasciato aperto solo quella anteriore». Piccola parentesi: capita spesso che, chi è privo del ticket, acceda al bus dal varco retrostante proprio per non obliterare, così il mantenimento della sola apertura in testa al mezzo evita sotterfugi e impone una verifica.
È dunque salito, quel mercoledì, un primo ragazzo che «alla mia richiesta se fosse abbonato si è precipitato, farfugliando qualcosa che non ho compreso, agli ultimi posti». Il giovane faceva parte di un gruppo di 4 o 5 persone, due le ragazze, tutte italiane.
Per evitare dunque che gli altri emulassero il primo «mi sono alzato, posizionandomi all’inizio del corridoio per ostruire il passaggio e far capire al resto della comitiva che per utilizzare un mezzo pubblico bisogna convalidare il biglietto o esibire un abbonamento». In assenza, acquistare il titolo a bordo.
«Stiamo parlando, per capirsi, di 1 euro e 40 centesimi – sottolinea A.S. –: non mi spiego come a fronte di una cifra così modesta si possa esser arrivati a brandire il coltello. Un gesto di una gravità inaudita e perdipiù da parte di un ragazzo sconosciuto che a me è sembrato non avesse più di 25 anni».
Tornando ai fatti, l’autista ha chiesto al ragazzo seduto in fondo l’abbonamento. Ma con «parole irripetibili e un disprezzo totale misto ad arroganza mi ha detto di pensare a guidare, perché la verifica del ticket, a detta sua, non era un mio compito».
A quel punto una ragazza della comitiva, che «mi pareva sui 17 anni», comincia a «insultarmi dagli scalini», sempre sul leit-motiv dell’autista che deve solo stare al volante. Gli animi si sono allora scaldati. Il giovane in fondo alla corriera è risalito fino all’autista, frattanto al posto di guida.
«Ho detto chiaramente che non sarei ripartito fintanto che tutti non avessero obliterato, anche per rispetto ai viaggiatori paganti – sempre il racconto di A.S. –. A quel punto il ragazzo dopo avermi apostrofato come st..o, mi ha sputato in pieno volto. Con la saliva mi ha centrato l’occhio destro. E poi si è dileguato». Sotto choc, il conducente è sceso a sua volta. Pur sconvolto, infatti, l’autista ha intimato allo sputatore di «tornare indietro, perché avrei chiamato le forze dell’ordine».
La ragazza che prima era vicino agli scalini «continuava invece a insultare anche sulla strada». «Allora il ragazzo è in effetti tornato indietro velocemente – riferisce sempre il dipendente Apt – ha estratto il coltello con una lama di almeno quattro dita e mi ha minacciato. Per due volte ha detto: “Vuoi che lo uso”. Solo la fortuna e l’intervento di un’altra persona, una seconda giovane, sempre di quel gruppo, lo ha fatto desistere dalle intenzioni». Un altro collega ha assistito all’accaduto, a breve distanza.
Dopo l’episodio A.S. ha accusato una fitta allo stomaco. Lo sputo in faccia, il coltello, la minaccia: troppe cose da digerire in una manciata di minuti, dopo tanti anni di diligente servizio. Un boccone amaro che resterà lì, sullo stomaco, per un bel po’.